Roma, 24 gen – Un libro può essere musica. Raro accordo di suoni sprigionato da parole e colori. Qui è ancestrale, come un richiamo all’origine, che in latino ha ben poco di prosaico. Significa alzarsi, levarsi, sorgere. Nulla di altisonante, se colto nella sua elementarità. La sensazione che avrete nell’annusare questo libro, prima di leggerlo, è di straniamento. Una fuoriuscita immediata dall’automatismo della percezione, quasi a creare una visione intangibile. Sfogliatelo allora lentamente, scrutatelo, senza alcuna fretta. Scoprirete che l’altro mondo in cui vi sentirete catapultati non è altro che il nostro mondo messo a nudo. Ne avrete soltanto scrostato l’intonaco di trambusto e cemento. Un tamburo nella giungla. Storie e volti dallo Stato Karen, a cura di Alberto Palladino e Filippo Castaldini, prima pubblicazione della onlus Solidarité Identités è questo, un sinfonico tornare all’origine.

Come musica, come un tamburo nella giungla

Un lavoro accuratissimo, maturato in anni di missioni solidali in una terra che non c’è nelle mappe geografiche, la terra dei Karen, incastonata tra i rami di un confine invisibile tra Birmania e Thailandia. Là dove medici, volontari e guerrieri corrono e si rincorrono, con l’emozione dei fanciulli. Puro e inattuale, quasi magico. Una sferzata di aria rovente, oltre l’ovatta asfissiante che ammanta l’attuale incolore. Scoverete il racconto avvincente, l’emozione di una vita salvata, l’attenta ricostruzione di una storia misconosciuta, il pizzico di follia vitale che travolge lo spirito di chi ha deciso di crepare per vivere.

Troverete un senso verace di libertà, termine tanto inflazionato quanto equivocato. E no, qua non c’è traccia della solidarietà asettica, quella che unisce la misericordiosa filantropia delle comuni Ong. Qua nulla è immacolato, impacchettato come buona novella da raccontare alle cene tra signore ingioiellate, là dove l’avventura si inarca spocchiosa a garantire lavaggi di coscienza. Qua c’è spazio solo per risposte semplici, prive di elucubrazioni geopolitiche pregiudicate dal vizio e nel vizio di chi ha dimenticato come cogliere l’essenziale.

Compratelo e regalatelo questo libro. Perché sì, come scritto dagli autori, è un ottimo modo “per sostenere il popolo Karen e i progetti di Solid Onlus“. Ma è pure fondamentale per spazzar via le certezze del positivismo antropologico, le pretese messianiche, la retorica su armi da bandire, diritti umani da rivendicare e pace accomodante da puntellare. Come un pugno assestato a tutti quegli orpelli disorientanti. Come musica, come un tamburo nella giungla.

Eugenio Palazzini

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