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Roma, 16 ago – Apparrebbe ridondante elencare opere e figure artistiche che hanno contribuito a far sì che l’Italia venga considerata culla di civilizzazione, storia e cultura sin dall’antichità. Risulta invece adeguato, e alquanto beffardo, elaborare e constatare la deriva che ha assunto la nostra società.

Classe politica, giornalistica e scolastica ad esempio sono considerabili indicative di un declino dilagante negli anni: scranni parlamentari, talvolta anche i ministeri, sono occupati da esponenti di partito senza consono grado culturale o d’esperienza politica. Le redazioni e le colonne di giornali, come di canali d’informazione un tempo di spessore, non adoperano più dovuti filtri ed incamerano esponenti di preparazione indubbiamente rivedibile. Anche la scuola, base societaria di sviluppo per le future classi dirigenti, ha visto via via scemare il proprio stampo formativo, con alcuni lati di positività autoritaria, ereditando così lati di liberismo studentesco post ’68.

Riscoprire una cultura nazionale

L’aspetto culturale della persona in troppi casi in Italia è stato declassato, bollato come antico, superfluo, nostalgico dei tempi andati. Bramosia del materiale, dell’apparenza, sono oggi punto cardine: si preferisce osservare il proprio quartiere spoglio di biblioteche o librerie, con i loro spazi, fonte di sapere, sostituiti dall’ultimo negozio d’informatica, come dall’ennesimo fast-food. Ciò che per la nostra cultura nazionale abbiano significato l’opera letteraria o anche quella teatrale oggi è sostituito dal concerto dell’ultimo trapper di moda.

Eppure anche i dati turistici quanto alle nostre città d’arte spingono a riflettere: luoghi-simbolo come Napoli, Roma, Firenze, come i più svariati musei e borghi della penisola sono annualmente presi d’assalto. Perché l’Italia trasuda storia, nelle proprie strade e sui muri che il mondo ci invidia: trasuda tradizioni ed identità che sono specchio dei nostri avi, come del sangue che nelle vene ci scorre.

La vera onestà è la cultura

Riportare la cultura al centro del dibattito nazionale significherebbe rispolverare il glorioso passato che ci appartiene, per renderlo base di strepitoso futuro. Tocca ai cittadini d’Italia tornare a propagandare, rappresentare ed esportare ciò che oggi in troppi hanno perso di vista. Essere consci che il sapere, al pari di un lavoro o della stessa economia, è fondamenta su cui rialzarci anche questa volta. La cultura ci permetterà di tornare ad eleggere e pretendere classi politiche degne di questo nome: forbite e competenti, che è poi prima vera prova d’onestà. Torneremo, con la cultura, a scoprirci nuovamente quel “popolo di poeti di artisti di eroi di santi di pensatori di scienziati di navigatori di trasmigratori” che la nostra storia ci ha reso.

Tommaso Alessandro De Filippo

3 Commenti

  1. I limiti dell’articolo stanno nel non chiedersi come mai tanta grazia all’Italia da renderla il faro della civiltà mondiale e cos’è ineludibile, oltre a generici propositi quali “riportare la cultura al centro del dibattito nazionale”, per evitare che tutta questa grazia venga spazzata via ora che l’Italia è diventata la fogna d’Europa.

    1978: l. 194, diventiamo un paese di figlicidi con conseguente interruzione della benevolenza esagerata che proveniva da Lassù.
    Se poi uno è ateo, va beh, si illuda pure…

  2. Una ottima introduzione alla riscoperta della cultura nazionale è rappresentata dal libro di Adriano Scianca, “La nazione fatidica”, Altaforte Edizioni – Roma 2018.

    https://altafortedizioni.it/prodotto/la-nazione-fatidica/

    Certo, come dice, giustamente il signor Gian, non è sufficiente lanciare propositi generici all’aria. Occorrerebbe, piuttosto, fondare degli istituti che avviino dei corsi per bambini e ragazzi – perché, a quelli ci si deve, obbligatoriamente, rivolgere – con relativo esamino finale e attestato. Questa, però, sarebbe materia degli studenti universitari del Blocco Studentesco.

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