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Roma, 11 dic – L’acciaio torna ad essere (per metà) dello StatoArcelorMittal e Invitalia hanno firmato in serata l’accordo sull’ex Ilva. La società controllata dal Mef entra così al 50%, per poi salire al 60%, nella compagine azionaria della Am Investco. L’azienda che ha in gestione gli impianti siderurgici in Italia. L’accordo tra ArcelorMIttal e Invitalia prevede un aumento di capitale di AmInvest Co. Italy Spa per 400 milioni di euro. Così Invitalia avrà il 50% dei diritti di voto della società. A maggio del 2022 è programmato, poi, un secondo aumento di capitale, che sarà sottoscritto fino a 680 milioni da parte di Invitalia e fino a 70 milioni da ArcelorMittal. Al termine dell’operazione Invitalia sarà l’azionista di maggioranza con il 60% del capitale della società, mentre Arcelor Mittal conserverà il 40%. A dare l’annuncio è Invitalia.

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Accordo ArcelorMittal-Invitalia sull’ex Ilva di Taranto

L’accordo fra ArcelorMittal e Invitalia per il passaggio del controllo dello stabilimento di Taranto prevede “un articolato piano di investimenti ambientali e industriali“. Si legge in una nota del Mef. “Sarà tra l’altro avviato il processo di decarbonizzazione dello stabilimento, con l’attivazione di un forno elettrico capace di produrre fino a 2,5 milioni di tonnellate l’anno“. Inoltre sarà ricostruito anche l’altoforno 5. L’obiettivo del piano di investimenti nel Mezzogiorno d’Italia è di trasformare l’ex Ilva di Taranto nel più grande impianto di produzione di acciaio “green” in Europa. Inoltre, l’accordo fra Arcelor Invitalia per il passaggio di controllo dello stabilimento di Taranto prevede “il completo assorbimento, nell’arco del piano, dei 10.700 lavoratori impegnati nello stabilimento“. La piena occupazione si raggiungerà però nel 2025. Mentre nei prossimi anni ci sarà una lunga cassa integrazione che parte già con 3 mila addetti nel 2021. In merito i sindacati premono per partire subito con la trattativa.

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Governance condivisa: 3 consiglieri a testa nel Cda

La governance dell’azienda sarà condivisa, con tre consiglieri a testa nel Cda. All’inizio, lo Stato esprimerà il presidente della società e ArcelorMittal l’amministratore delegato. Con Invitalia al 60%, i ruoli si invertiranno: presidente al partner privato, amministratore delegato allo Stato.

La svolta “green” (ce la chiede la Ue)

All’unisono, il ministro per lo Sviluppo economico, il 5 Stelle Stefano Patuanelli, e il ministro dell’Economia, il dem Roberto Gualtieri, esprimono soddisfazione per la svolta “green” (che ci chiede la Ue). Circa un terzo della produzione di acciaio infatti “avverrà con emissioni ridotte, grazie all’utilizzo del forno elettrico e di una tecnologia d’avanguardia, il cosiddetto ‘preridotto'”, in coerenza con le linee guida del Next Generation Eu. La riduzione dell’inquinamento realizzabile con questa tecnologia “è infatti del 93% a regime per l’ossido di zolfo, del 90% per la diossina, del 78% per le polveri sottili e per la CO2”. A tal proposito, si legge nella nota congiunta, è prevista la costituzione di una nuova società a capitale pubblico dedicata allo sviluppo di questa nuova tecnologia.

Tavolo di confronto con Regione Puglia e Comune di Taranto

Sarà aperto un tavolo di confronto. Obiettivo: “Accompagnare, monitorare e accelerare la transizione verso le nuove produzioni verdi e per condividere gli interventi per il risanamento ambientale e il rilancio economico della città e del territorio tarantini”. Lo assicurano sempre Gualtieri e Patuanelli in merito alle richieste avanzate in questi giorni dalla Regione Puglia, dal Comune di Taranto e dalle altre rappresentanze territoriali. Si apre dunque un nuovo capitolo per il polo siderurgico che fu dell’Iri e poi privatizzato nel 1995. Dopo il commissariamento del 2012 e l’arrivo di ArcelorMittal nel 2018, ora la quota di maggioranza tornerà allo Stato.

Adolfo Spezzaferro

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