Roma, 10 dic –“Ma perché nessuno parla dei 18 pescatori di Mazara del Vallo detenuti in Libia da 100 giorni? La sensazione è che alcune detenzioni siano più ‘trend’ di altre”. E’ la staffilata che Enrico Ruggeri, con un semplice tweet, ha rifilato alla grancassa mediatica.



Da sempre controcorrente e refrattario al conformismo, il cantautore milanese alza la sua voce “punk”, tentando di catturare l’attenzione sul caso dei pescatori italiani sequestrati a inizio settembre dalle milizie al soldo di Khalifa Haftar e tuttora detenuti in un carcere-caserma a circa 15 chilometri da Bengasi. Ma se al riguardo l’immobilismo del governo italiano è un tristissimo dato di fatto, è altrettanto indecente il silenzio mediatico calato su questa vicenda. Calato si fa per dire, perché a ben (non) leggere fin dai primi giorni di detenzione dei nostri connazionali abbiamo assistito a un imbarazzante mutismo, soprattutto da parte di chi solitamente si spertica per mantenere alta l’attenzione sui diritti umani violati e le ingiuste, oltreché prolungate, carcerazioni.

Ha ragione Ruggeri

Come da tre mesi scriviamo su questo giornale, la sensazione è dunque proprio quella rilevata da Ruggeri: sembra proprio che vada di moda protestare contro “alcune detenzioni”. Ogni riferimento al caso Zaki non è puramente casuale. Difatti per lo studente egiziano si sta mobilitando mezzo mondo – e non per modo di dire, si veda l’appello di Scarlett Johansoon – mentre i marittimi siciliani non godono dello stessa gentile attenzione da parte dei media mainstream. Non significa, è chiaro, che viceversa a nessuno dovrebbe importare un fico secco di uno studente egiziano passato dall’Università di Bologna. Sarebbe però quantomeno d’uopo aspettarsi un impegno maggiore da parte del governo italiano per ottenere la liberazione di pescatori italiani.

Invece assistiamo a un lassismo istituzionale agevolato dal menefreghismo di buona parte della stampa. E’ comunque inutile ribadire che questo atteggiamento è del tutto autolesionista, perché incide sui rapporti di forza internazionali e sulla credibilità dell’Italia? Non lo è, tutt’altro. E’ necessario, doveroso e vitale. Anche per non cedere alla retorica svilente che aziona a comando correct la pompa dell’indignazione.

Eugenio Palazzini

La tua mail per essere sempre aggiornato

3 Commenti

  1. Caro Ruggeri , Ti ricordo che chi chiedeva la liberazione dei due Marò
    veniva definito “bieco Fascista” ……
    Forse confondendo il Btg S.Maarco con la X MAS (Decima MAS , da non confondere col Natale come fanno i fessi di SX) ……

Commenta