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Roma, 26 giu – Buon compleanno, Alfa Romeo! La storica casa milanese compie la bellezza di 111 anni. Portati benissimo, almeno dal punto di vista di una storia leggendaria. Un po’ meno, invece, per quanto riguarda l’attualità. A partire dalla scelta del luogo per i 4 giorni di festeggiamenti: il museo di Arese, situato laddove sorgeva lo storico stabilimento dal quale sono usciti modelli come la Giulia e l’Alfetta. Buona parte di esso è oggi riconvertito a centro commerciale, quasi a rappresentare plasticamente il tunnel della deindustrializzazione nel quale ci siamo cacciati.



Una storia di successo nel nome del biscione

Il 24 giugno del 1910 nasceva l’Anonima lombarda fabbrica automobili, per gli amici Alfa. Romeo arrivò qualche anno dopo, quando nel 1918 l’omonimo ingegnere ne acquisì il controllo. Seguirono anni ruggenti, dal punto di vista sia dello stile che delle motorizzazioni. Ivi inclusi numerosi successi nell’ambito dei campionati automobilistici. Le finanze però soffrivano e la crisi del ’29 si abbatté come uno tsunami su una situazione già difficile. Al fine di preservare un vanto della nostra industria, nel 1933 l’Alfa Romeo venne così nazionalizzata ed inclusa nel perimetro dell’Iri.

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E’ nel secondo dopoguerra che, pur tra una serie di difficoltà, sotto la guida di Giuseppe Luraghi il marchio del serpente visconteo si afferma a livello mondiale. Già detto di Giulia e Alfetta, ricordiamo anche la Giulietta, il trionfo commerciale dell’Alfasud, la Stradale, delizie dei collezionisti con il fuoristrada Matta, poi le serie numerate a partire dalla 90. In mezzo, anche dei flop clamorosi (ed oggettivamente inguardabili) come l’Arna. Tutto senza dimenticare le competizioni sportive: due campionati del mondo piloti (1950 e 1951) come costruttore, tante vittorie come fornitore di motori.

Prima la Fiat, poi anche Alfa Romeo diventa francese

Nel 1986, dopo una lunga battaglia con la Ford e grazie al contributo del privatizzatore compulsivo Romano Prodi, l’Alfa Romeo fu ceduta alla Fiat. Il Dna della casa non mutò tuttavia sensibilmente, inanellando ancora modelli di discreto successo fino all’ultima generazione che parte dalla MiTo, passa per la Giulietta e arriva a Giulia e Stelvio. Il futuro ci parla di elettrificazione della mobilità, sfida alla quale anche il biscione non può sottrarsi. Rispettando però, spiega al Giornale il dirigente Jean-Philippe Imparato, “l’italianità di Alfa Romeo e il rispetto della tradizione”.

Quale italianità, di preciso? Tra la fine dello scorso anno e l’inizio di questo, Fca ha concluso l’iter per la creazione di Stellantis. Il nuovo gruppo nasce dall’unione tra la fu Fiat e la francese Psa. Non una fusione ma un’acquisizione vera e propria, con la quale i transalpini hanno messo mano al grosso del nostro settore automobilistico. Alfa Romeo compresa.

Filippo Burla

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