Roma, 3 nov – La notizia è che alla Cgil si sono accorti che in Italia c’è un problema con i salari. Meglio tardi che mai. Il rovescio della medaglia è che non serviranno altri vent’anni perché ne comprendano la ragione. La lotta antifascista paga probabilmente di più. Quella in favore dell’Ue e della moneta unica neanche a parlarne.



L’annus horribilis per i salari degli italiani

Partiamo dai numeri. Stando un’analisi della Fondazione Di Vittorio, il 2020 è stato un annus horribilis per i salari degli italiani, scesi del 5,8% rispetto al 2019. Un calo “atteso, ma il crollo è veramente vertiginoso così come ovviamente cala il salario medio annuale”, si legge nella relazione, dove si sottolinea che “l’Italia era l’unico Paese tra i maggiori sei dell’Eurozona che non aveva ancora recuperato il livello salariale precedente alla crisi del 2008”.

La dinamica, per stessa ammissione del centro studi (collegato al maggiore sindacato nazionale), sembra insomma di più lungo termine. La pandemia ha solo accelerato una tendenza già in atto da tempo. Almeno da inizio millennio, quando – specie rispetto ai nostri principali partner Germania e Francia – l’andamento dei salari in Italia si fa piatto. Tanto da essere, nell’ultimo anno pre-Covid, di pochissimo superiore rispetto al 2000.

Vent’anni di stagnazione

Vent’anni di stagnazione dei salari. Per non dire proprio di deflazione. Quanto servirà alla Cgil per comprendere la relazione che intercorre con la moneta unica, per tenere in piedi la quale l’austeritàanche e soprattutto salariale  – è condizione necessaria? A giudicare dall’orgoglio con il quale i sedicenti rappresentanti dei lavoratori espongono le bandiere dell’Unione europea dalle finestre delle loro sedi, la strada è ancora lunga. Forse infinita.

Filippo Burla

La tua mail per essere sempre aggiornato

Commenta