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Roma, 12 lug – La proposta presentata da Autostrade per l’Italia al governo giallofucsia non convince il Movimento 5 Stelle, che ribadisce (almeno per adesso) la volontà di revocare la concessione all’azienda controllata dai Benetton. Una brutta gatta da pelare per il premier Giuseppe Conte: l’eventuale revoca comporterebbe battaglie legali terrificanti (e l’esborso di un mucchio di soldi pubblici) ma peggio ancora sarebbe lasciare le autostrade all’azienda del gruppo Atlantia: esiste una possibilità (seppur remota) che scoppi una crisi di governo. Intanto, l’esecutivo prende tempo per valutare l’offerta (e contrattare all’interno della maggioranza giallofucsia).

L’offerta di Aspi

Nello specifico, Aspi propone un risarcimento di 3,4 miliardi per evitare il procedimento di revoca e chiudere un braccio di ferro iniziato con la tragedia del crollo del ponte Morandi, in cui sono morte 43 persone. Sarebbe questo, a quanto apprende l’AdnKronos da fonti di primo livello, il piano di Autostrade inviato al governo, che prevederebbe anche 13,2 miliardi di investimenti e 7 di manutenzioni, nonché un taglio dei pedaggi sulla base del sistema regolatorio dell’Autorità dei trasporti. Nel dettaglio, l’abbassamento delle tariffe sarebbe pari all’1,75% per tutta la durata della concessione.

Nessuna richiesta di modifica del Milleproroghe

L’azienda sarebbe disposta inoltre ad aprire il capitale a nuovi investitori, una strada che passa dall’aumento di capitale. Novità rilevante poi, è che nell’offerta non figurerebbe la richiesta di modifica del decreto Milleproroghe. Si tratta, in sostanza, dell’articolo che riduceva l’indennizzo, in caso di revoca, a 7 miliardi, cifra di gran lunga più bassa dei 23 miliardi previsti dalla convenzione siglata nel 2008. Nessuna richiesta di modifica, dunque, nella speranza di arrivare a un accordo.

Atlantia disposta a scendere sotto il 30% del controllo di Aspi

I Benetton sembrerebbero disposti anche a rinunciare al controllo di Aspi, a scendere sotto il 50% per fare posto a un investitore sostenuto dallo Stato, Cdp o il fondo F2i. Si ipotizza anche una discesa sotto il 30%, con un aumento di capitale che consentirebbe di diluire le quote di Atlantia – che oggi detiene l’88% – e di conseguenza dei Benetton, che di Atlantia sono azionisti di riferimento con il 30%. Insomma, nel complesso i proprietari di Aspi appaiono disposti a cedere su diversi fronti pur di mantenere la più che fruttuosa concessione.

M5S: “Per noi resta no”

“Per noi resta no”, è la replica dei 5 Stelle, che bocciano la proposta. Per il M5S la via maestra resta dunque quella della revoca o in alternativa l’uscita di scena dei Benetton da Aspi, senza ruoli di minoranza. Nello specifico a un primo esame il piano di Aspi non è “sufficiente” per i 5 Stelle. E in ogni caso “i Benetton devono uscire dalla gestione”, tagliano corto i grillini.

“Io sono per la revoca” della concessione ad Aspi “con un piano preciso che riesca a supportarne la gestione”, è la posizione del presidente della Camera Roberto Fico, tra i grillini più ostili ai Benetton. “Mi interessa però affermare un principio dopo la tragedia del ponte Morandi: è finito il tempo in cui può succedere un disastro e chi ha la concessione di un bene pubblico pensa di farla franca, perché si sente proprietario di quel bene. I beni pubblici vengono affidati, chi sbaglia, va via”.

Italia Viva cerca di difendere i Benetton

Italia Viva, dal canto suo, in qualche modo cerca di difendere i Benetton. “Da parlamentare e da cittadino – afferma Luigi Marattin – vorrei però sapere chi da martedì subentra nella gestione delle autostrade e con quali risorse, che fine fanno i lavoratori di Aspi e che valutazione di rischio è stata fatta sul risarcimento plurimiliardario che dovrebbe essere versato ai Benetton, dalle tasche dei contribuenti, in caso di azione temeraria”.

Pd: “I tempi e i modi li decide il governo”

Il Pd, bersagliato dai 5 Stelle, che accusano i dem di temporeggiare se non addirittura di ostacolare l’iter verso la revoca, si difende dicendo che “non ha mai chiesto rinvii su questo argomento. I tempi li decide il governo e per noi di tempo ne è passato sin troppo“. A chiarirlo su Facebook il vicesegretario del Pd Andrea Orlando, che aggiunge: “Un po’ di chiarezza su Aspi. Al Pd interessa che chi ha nuociuto non nuoccia più, che ci siano garanzie sulle tariffe, gli investimenti, i controlli. Se questo si realizza con la revoca o con un radicale assetto societario tocca al governo dirlo sulla base delle analisi tecniche che a questo punto dovrebbero essere più che sufficienti”.

Rixi (Lega): “La revoca non la vogliono fare”

Chi pensa che quello che si sta consumando nella maggioranza è un teatrino è l’ex viceministro ai Trasporti Edoardo Rixi. “Secondo me la revoca non la vogliono fare, vogliono fargli perdere in Borsa soldi per fargli abbassare il costo delle quote e prenderne poi una parte. Un’operazione al limite della violazione delle leggi che regolano la Borsa, però è evidente che l’operazione è quella. Oppure – fa presente il deputato della Lega – l’altra opzione sarebbe costringerli ad un aumento di capitale e subentrare nell’aumento di capitale. Non vorrei che finisca che una finanziaria pubblica entra a dare liquidità ad una società che oggi è privata e poi magari sarà il pubblico ad accollarsi gli oneri eventuali delle compensazioni che invece dovrebbero spettare al privato”, è l’attacco di Rixi. “Perché altrimenti che cavolo di punizione è se è il pubblico a metterci i soldi? E’ un regalo non una punizione!”, fa presente.

L’ex viceministro ai Trasporti: “I 5 Stelle ormai sono come gli struzzi”

Sul no dei grillini l’esponente leghista non ha dubbi: “I 5 Stelle ormai sono come gli struzzi: mettono la testa sotto la sabbia e ingoiano qualsiasi cosa. Pur di rimanere lì sono disposti a fare di tutto, si è visto e si continuerà a vedere”, dice l’ex viceministro ai Trasporti, escludendo quindi che il M5S mantenga il punto fino alla fine, tanto da innescare una crisi di governo.

Adolfo Spezzaferro

2 Commenti

  1. questa è L’UNICA COSA in cui sono d’accordo con i 5S:
    le autostrade sono una infrastruttura vitale e strategica:

    o vanno nazionalizzate e gli introiti incamerati dallo stato
    (possibilmente caricando qualche centesimo sui carburanti,cosi la finiamo di perdere tempo ai caselli)

    OPPURE, se si vuole che resti privata….
    DEVE essere una società controllata dallo stato,ma a capitale largamente diffuso,
    tipo una golden share alla cdp,e il resto ai SOLI cittadini italiani (max 1 milionesimo a persona fisica o giuridica)
    in modo che la ricchezza generata in dividendi RESTI IN ITALIA.