Roma, 22 mar – Da domani scende il prezzo della benzina (25 centesimi in meno), anche se il taglio delle accise è insufficiente. Pubblicati nella notte sulla Gazzetta Ufficiale il decreto ministeriale e il decreto legge per la riduzione del prezzo. In vigore dunque le “misure urgenti per contrastare gli effetti economici e umanitari della crisi ucraina”. La riduzione delle accise, e quindi del prezzo dei carburanti, avrà la durata di 30 giorni. Ma è previsto che fino al 31 dicembre di quest’anno le aliquote di questi tributi potranno essere rideterminate senza dover ricorrere ad un decreto legge ma solo con un provvedimento ministeriale. Dipende ovviamente dall’andamento della crisi ucraina e dai rincari sul mercato energetico.

I ribassi dei prezzi alla pompa si vedranno da domani 

Secondo quanto stabilito dal decreto interministeriale Mef-Mite, scatta dunque l’accisa mobile: benzina 643,24 euro per mille litri, gasolio 532,24 euro per mille litri, Gpl 182,61 euro per mille chilogrammi. La riduzione è in vigore da oggi ma vista questa incertezza (che sarà chiarita con la pubblicazione della consueta circolare dell’Agenzia delle dogane sulle modalità attuative) i ribassi dei prezzi alla pompa si vedranno con ogni probabilità da domani. Nel frattempo continuano ad aumentare le quotazioni internazionali di benzina e gasolio, mentre il brent schizza verso i 118 dollari.

In vigore anche norme anti manovre speculative

Sul fronte dei rincari, sono introdotte specifiche norme per i depositi di stoccaggio dei prodotti e per evitare manovra speculative. Con poteri al Garante dei prezzi e l’utilizzo della Guardia di finanza per i controlli. Il decreto prevede anche una norma finalizzata ad aiutare i lavoratori che usano mezzi propri per arrivare sul luogo di lavoro. Si tratta di buoni benzina, fino a 200 euro, che i datori di lavoro daranno ai propri dipendenti. I buoni non concorreranno al reddito, quindi non saranno tassati.

Imprese e consumatori delusi: “Taglio accise insufficiente”

Il taglio delle accise di 25 centesimi e le altre misure varate dal governo per tamponare il caro energia (rateizzazioni bollette e bonus sociale), che valgono 4,4 miliardi di euro sono insufficienti. A denunciarlo, dopo Confindustria, sono le associazioni delle imprese e dei consumatori. Per Confcommercio si tratta di “scelte giuste” ma occorre “un rafforzamento della misura in termini tanto di percentuale di ristoro e di durata, quanto di una sua più ampia accessibilità“. Quanto alle accise, l’associazione sottolinea che l’intervento “andrebbe reso più incisivo e più duraturo” e chiede “una riforma organica della fiscalità energetica e degli oneri generali di sistema“.

Cgia: “Si poteva fare di più”

Per l’Ufficio studi della Cgia era necessario fare di più. “Le coperture saranno recuperate con la tassazione degli extraprofitti realizzati in questi ultimi mesi dalle aziende produttrici di energia”, ricorda l’associazione che rappresenta Pmi ed imprese artigiane. “La manovra – ricorda la Cgia – nel suo complesso non graverà sulle casse dello Stato“, che anzi, grazie all’aumento dei prezzi dei carburanti, ha incassato un extragettito di oltre 1,5 miliardi di euro. E quindi “bisognava avere più coraggio”, riducendo del 50 per cento le accise su benzina e gasolio per autotrazione. Portando così il prezzo alla pompa rispettivamente a 1,74 e 1,78 euro al litro.

“Il costo per le casse pubbliche sarebbe stato sicuramente importante – sottolinea l’associazione di Mestre – almeno 1,5 miliardi di euro al mese, ma necessario per alleggerire con forza i costi che stanno mettendo in grossa difficoltà i bilanci di tantissime famiglie e altrettante imprese”.

Codacons: “Taglio accise non risolverà problema”

Il Codacons si dice “fortemente deluso” dalle misure assunte dal governo, perché “le accise andavano infatti dimezzate, e c’erano ampi margini per una riduzione ulteriore della tassazione sui carburanti che riportasse i listini alla pompa a livelli accettabili”. L’associazione dei consumatori poi giudica “Insufficiente tagliare la accise solo per un mese, considerato che dallo scorso ottobre i prezzi alla pompa della benzina hanno superato quota 1,7 euro al litro salendo costantemente fino ad arrivare ai record odierni e impoverendo famiglie e imprese”.

Unc: “Occorreva uno scostamento di bilancio”

Anche l’Unione nazionale consumatori considera le misure assunte “solo un palliativo” e “del tutto insufficienti e inadeguate rispetto all’emergenza in corso”. La benzina, infatti, con la riduzione delle accise arriverebbe a 1,88 euro, quando era a 1,869 nella rilevazione del 28 febbraio 2022, ossia la prima successiva allo scoppio della guerra del 24 febbraio, mentre il gasolio si attesterebbe addirittura a 1,85 euro, quando era 1,740 euro nella stessa rilevazione. Quanto all’estensione del bonus sociale da un valore Isee di 8.265 euro a 12 mila viene considerato “decisamente troppo poco”. Massimiliano Dona, presidente dell’Unc, non ha dubbi: “Serviva uno scostamento di bilancio“. Perché “se si mettono pochi soldi racimolati qua e là non si va molto lontano”.

Adolfo Spezzaferro

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3 Commenti

  1. Dimenticavo.

    Due anni fa mentre facevo il pieno alla Jet a Günzburg a 1,02€/l era in corso da anni la guerra in #Afghanistan.

    Come mai i carburanti pur con una guerra durata anni non sono mai aumentati?

    Chiediamocelo e se lo chiede pure l’Eccellentissima Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma anche se è una domanda retorica.

    L’ho già spiegato e documentato che è speculazione #USA perché è l’ultimo modo rimastogli per rastrellare più soldi possibili ed evitare la bancarotta posto che titoli del debito spazzatura #USA non li vuole più nessuno.

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