Roma, 8 set – C’è chi ha provato la strada del dialogo, chi quella dello scontro frontale, chi portando in dote una presunta “credibilità istituzionale”. In ultimo, ieri, è arrivato anche il compassato inquilino del Quirinale a chiedere per l’ennesima volta una riforma delle regole sui vincoli Ue. Lo ha fatto con un messaggio al forum Ambrosetti, di fronte al gotha dell’economia e della finanza: “Coesione e crescita – ha spiegato – sono gli obiettivi ai quali guardare e il necessario riesame delle regole del patto di stabilità può contribuire a una nuova fase, rilanciando gli investimenti in infrastrutture, reti, innovazione, educazione e ricerca”.

Vincoli Ue: perché hanno fallito tutti

Così come i predecessori, anche il tentativo del Presidente della Repubblica è tuttavia destinato a infrangersi. Se l’intento è all’apparenza buono, si scontra infatti con un’architettura – quella comunitaria e della moneta unica – che sulla rigidità di bilancio si fonda non per masochistica decisione politica, bensì per stretta necessità economica.


E’ fallace, insomma, qualsiasi narrazione che distingua fra buoni e cattivi, tra falchi del rigorismo e colombe dell’allentamento dei vincoli Ue. I quali possono essere sì rivisti, ma con correzioni puramente cosmetiche e destinate a non andare oltre pochi decimali. Il motivo è presto detto. Qualsiasi valuta adottata da due o più nazioni, in assenza di meccanismi (quantomeno un bilancio e una politica fiscale in comune) di riassorbimento degli squilibri che naturalmente vengono a crearsi, portà con sé storture destinate prima o dopo ad esplodere. Per l’Italia ciò si è verificato nell’anno 2011. Da allora, salvo piccole e comunque non significative deviazioni, viviamo nel paradigma del rigore nei conti pubblici.

Euro significa austerità

Che si chiami disciplina di bilancio, vincolo esterno, “fare i compiti a casa”, la sostanza non cambia. La simbiosi fra eurozona e austerità, piaccia o meno, è un dato di fatto. Necessario ad imporre quella svalutazione interna a sua volta imprescindibile per tenere in piedi l’architettura economica comunitaria.

Un sistema plasmato sul modello mercantilista tedesco fatto di rigore interno per recuperare margini competitività ed inseguire le esportazioni ad ogni costo. Esponendoci a qualsiasi minima turbolenza sui mercati internazionali che, quando tocca le nostre debolezze strutturali, si trasforma in tifone tropicale facendoci ripiombare in una recessione che certo non allontana lo spettro della stagnazione secolare. E non sarà certo qualche mezzo punto di deficit in più a cambiare la storia. Potrà forse allentare il guinzaglio dei vincoli Ue, magari per motivi di gradimento politico, ma certo non invertire la rotta.

Filippo Burla

Commenti

commenti

4 Commenti

  1. Sembra molto facile arrivare a fare parte di quella “grande famiglia felice” che dice di essere la U. E. . Dopodiché scattano dei vincoli, al cui confronto i tentacoli della più mostruosa piovra immaginabile nei più brutti incubi notturni, sono NIENTE. Mi viene in mente, appena penso, o sento parlare di QUESTA “Europa”, dominata e diretta e guidata verso il mattatoio da avvinazzati proclamanti spudoratamente il proprio gusto blasfemo per i negranti, (loro dicono: “migranti”), donne sformate fisicamente, oltre che psichicamente o mosconi del WC, la locandina di un vecchio film di Tobe HOOPER, titolo Italiano: “il tunnel dell’ orrore” , frase sottotitolo: “si paga per entrare… Si prega per uscire…!…” .

  2. Dopo la svendita nel 1992 (con la scusa che privatizzare garantiva piu’ efficienza!!)da parte di traditori delle ex banche pubbliche che detenevano anche la maggioranza delle quote di banca d’italia cosi’ anch’essa privatizzata , oggi chiunque è al governo deve accattonare fondi alla BCE che è privata e che stampa denaro a costo zero ed esentasse grazie a trucchi contabili per cui il denaro prodotto viene messo tra le passività.
    Con i poltici necessariamente servi della BCE è ovvio che qualsiasi cosa facciano deve essere approvata dai burocrati stranieri burattini delle oligarchie occulte e lo vediamo dalla riforma fornero,da Renzi che ha firmato che tutti gli immigrati venissero in Italia,dal jobs act che ha tolto ai giovani la possibilita’ di ottenere un mutuo e mettere su famiglia non avendo un posto fisso,etc.etc.,etc.Agli oligarchi và bene questo impoverimento del popolo italiano che potranno schiavizzare del tutto ed evitare cosi’ che un giorno reclami indietro quanto gli è stato rubato con l’inganno ed il tradimento.

  3. Se anche i vertici dello stato invocano all’Europa – inutilmente – crescita e coesione, significa che non hanno letto i Trattati. Purtroppo, avendoli sottoscritti hanno ingabbiato il popolo italiano in una prigione. Lo hanno fatto per ignoranza o per collusione? L’unica soluzione? Fuori dall’euro!

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here