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Rischia da 8 mesi a 4 anni di carcere chi non paga il canone Rai: la sopravvivenza della televisione pubblica vale tutto questo?

Roma, 30 mar – Tempi stretti per la nuova versione del canone Rai allegato alla tariffa elettrica. Con la decisione da parte del governo di combattere l’evasione della tassa di possesso sul televisore, la bolletta della luce di luglio conterrà la prima rata da 60 euro, cui seguiranno 20 euro per ciascuna delle ultime due bollette dell’anno. Fanno in totale 100 euro, 13.5 in meno rispetto al canone “standard” pagato quest’anno.

Una misura che ha già fatto discutere, anche se l’esecutivo non sembra voler fare marcia indietro. E’ forse la prima volta nella storia economica d’Italia che si invera il refrain “pagare tutti per pagare meno”. Ma con quali benefici? Un servizio veramente pubblico, con meno programmi di mero intrattenimento e più approfondimenti e informazione? Meno pubblicità, che ormai rispetto al passato è quasi a livelli di una televisione commerciale? Niente di tutto questo. E non è peregrina l’ipotesi che, di fronte a maggiori incassi, la Rai – mai finita nel mare magnum delle privatizzazioni nonostante fosse forse l’unico vero “carrozzone” pubblico –  semplicemente aumenti le spese proseguendo con una programmazione fin qui di dubbio gusto e scarsissima qualità.

La novità clamorosa è però la misura penale che aleggia su chi continuerà nella scelta di non corrispondere l’obolo a viale Mazzini. E’ vero che l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione un modulo per essere esentati dal pagamento, ma la legge di stabilità cita il Dpr 445 del 2000, che si rifà all’articolo 482 del codice penale, relativo alla “Falsità materiale commessa dal privato”. Insomma, se (e non senza ragione, visto il livello della televisione pubblica) si certificherà, nonostante abbia un apparecchio, di non possederlo e di conseguenza non si vedrà accreditare il canone Rai in bolletta, si rischia una condanna da 8 mesi a 4 anni di carcere. Non essendo più prevista la possibilità di sigillare il piccolo schermo, l’unica alternativa è liberarsene. Ma la sopravvivenza della Rai vale davvero tutto questo?

Filippo Burla

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5 Commenti

  1. guarda che e’ solo un furto legalizzato.. del resto il governo i soldi per tutti i vitalizi i vizi gli aerei i clandestini le mazzette da qualche parte deve pur trovarli..

  2. un mio amico avvocato dice di usare questo trucco.
    farsi fare da un amico o famiglare che paga gia’ il canone
    un documento di comodato d’uso.
    in poche parole io ho il televisore ma me l’ha prestato
    l’amico.e poi come fanno entrare in casa mia …ci vorrebbe
    un mandato di perquisizione.

    nella spagna franchista il canone fu abolito nel 1966 dall’ottimo
    fraga iribarne–sua tuttora in vigore la legge sull’informazione ed
    editoria..ebbene i soliti anta in esilio levarono gli scudi.
    abolendo il canone…franco faceva tabula rasa sulle coscienze
    iberiche

  3. Non pagherò il canone, a costo di farmi arrestare; non intendo contribuire a dare lo stipendio a personaggi vomitevoli come Fazio e la Littizzetto, che usano il servizio pubblico per dileggiare la gente come me, che la pensa diversamente da loro.

  4. io il televisore NON ce l’ho dal 2007 quando mi sono separata e nonostante abbia già mandato in RAI a Torino tutta la documentazione, adesso dovrei ripresentarla tutta una vera perdita di tempo e soldi, ma loro pensano solo ad intascare i soldi non ad aiutare gli ESODATI come me che non hanno lavoro e non possono nemmeno permetterselo un televisore .

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