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Roma, 11 mar – A quanto pare, il coronavirus fa miracoli. Non si potrebbe spiegare altrimenti la posizione assunta dal Sole 24 Ore, il quotidiano espressione di Confindustria, in merito ai soldi da investire per affrontare l’emergenza contagio e la conseguente crisi economica. Nella puntata di ieri mattina di Coffee Break, il programma di approfondimento condotto su La7 da Andrea Pancani, il direttore del Sole Fabio Tamburini si è infatti riscoperto sovranista: «Se l’Europa continuerà a tentennare, segnerà definitivamente la sua fine», ha profetizzato Tamburini con toni solenni. «E se lo farà», ha proseguito, «l’Italia deve procedere per conto proprio».

«I soldi per le banche si sono trovati»

Tamburini, che rispecchia gli umori che agitano Confindustria, è particolarmente duro nella sua disamina: «Voglio sottolineare un aspetto: 10 anni fa, in occasione di una crisi finanziaria drammatica, dopo il fallimento della banca d’affari americana Lehman Brothers, i soldi per salvare le banche sono stati trovati», tuona il direttore del Sole 24 Ore. Che prosegue: «Ora vanno trovati i soldi per salvare l’economia reale e l’economia delle imprese». Insomma, quello di Tamburini – e Confindustria – è un potente j’accuse rivolto contro l’Unione europea e la sua ossessione per i «conti in ordine». In pratica, le stesse posizioni che i sovranisti sostengono da anni.

Confindustria s’è desta?

Finché l’euro garantiva sostanziosi profitti ai colossi dell’export italiano, il vincolo esterno e l’austerità andavano benissimo a Confindustria. Che ora, però, si atteggia a sovranista nel momento in cui viene toccato il suo portafogli. Naturalmente Tamburini ha ragione: si prospetta una crisi economica potenzialmente esiziale per l’Italia, e questo non è assolutamente il momento di fare i conti della serva. Di fronte al rischio di perdere qualcosa come 50 miliardi di euro (queste le stime di Unimpresa), Roma non può certo aspettare che Bruxelles indugi oltre. Di conseguenza, è vitale per il futuro della nazione che vengano prese misure macroeconomiche drastiche e risolutive. L’elemosina chiesta da Conte e Gualtieri (circa 7 miliardi) è risibile. Non si cura un malato di cancro con l’aspirina. E questo pare averlo capito persino Confindustria.

Valerio Benedetti

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