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Roma, 12 ago – Dal Cile un’altra seria minaccia al Made in Italy. La Gazzetta Ufficiale cilena ha infatti pubblicato delle domande di registrazione di tre marchi di prodotti italiani: “Asiago”, Bologna” e “Parmesan”. In pratica così la nazione sudamericana “tarocca” mortadella e formaggi di casa nostra. Il tutto con la spinta delle lobby Usa, perché a richiedere la registrazione dei marchi sopra menzionati è stato il Consorzio statunitense Ccfn (Consortium of Common Food Names).



Come il Cile “scippa” mortadella e formaggi Made in Italy

“Una richiesta grave – dice Coldiretti – alla luce degli sforzi intrapresi dall’Unione europea nell’ambito dei negoziati sulla modernizzazione dell’Accordo di Associazione Ue-Cile attualmente in corso. E’ quindi indispensabile “una efficace azione di contrasto a livello internazionale della Ue al Wto (Organizzazione mondiale del commercio) ma anche un maggiore impegno nei negoziati di libero scambio dell’Unione Europea per tutelare il Made in Italy”, sottolinea Coldiretti.

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Ma non è tutto, perché il Cile sconsiglia pure l’acquisto di determinati prodotti italiani. Una mossa che ovviamente danneggia le nostre esportazioni. “E’ il Paese dell’America Latina che ha introdotto il bollino nero in etichetta che sconsiglia di fatto l’acquisto di prodotti dall’Italia come il Parmigiano, il Gorgonzola, il prosciutto e, addirittura, gli gnocchi”, precisa Coldiretti.

La lobby Usa che produce falsi formaggi italiani

Al contempo “il Ccfn è la lobby dell’industria casearia americana che produce i falsi formaggi italiani negli Usa e che aveva già esplicitamente chiesto al Governo degli Stati Uniti di imporre tasse alle importazioni di prodotti europei al fine di favorire l’industria del falso Made in Italy negli States e costringere l’Unione Europea ad aprire le frontiere ai tarocchi a stelle e strisce”. Di qui l’appello di Coldiretti all’Unione europea, perché non c’è tempo da perdere.

L’Ue “deve bloccare l’ennesimo scippo ai danni del sistema agroalimentare nazionale con ripercussioni a lungo termine su lavoro, esportazioni e possibilità di sviluppo delle imprese”. Di fatto, “per colpa del cosiddetto ‘italian sounding’ nel mondo – tuona Coldiretti – più due prodotti agroalimentari Made in Italy su tre sono falsi senza alcun legame produttivo ed occupazionale con il nostro Paese. Con la lotta al falso Made in Italy a tavola si possono creare ben 300mila posti di lavoro in Italia”.

Alessandro Della Guglia

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1 commento

  1. A prescindere dal fatto che questi prodotti similitaliani sono una fetenzia (quindi pericolosi anche per questo), questo è il pessimo risultato delle molteplici procedure internazionali sui brevetti di marchi e prodotti pensate più per lucrare a morte che a proteggere la qualità o quantomeno l’ esclusiva del progetto finito. A fronte di questo ritengo si debba combattere ripristinando la reale qualità originaria dei ns. prodotti (altrimenti copiare è più facile), e vendere il real made in Italy solo tramite canali a capacità differenziante, meritevoli, onesti e non a “professionalità” dozzinale tendente a zero. Certo… se dobbiamo affidarci per l’ export solo alla politica contraddittoria delle banche-SpA (speculative e “mangiatutto” come gli uffici brevetti), si fa un buco nell’ acqua! Quando mal si fattura, prima o poi si crolla (basta dirlo e vieni messo alla porta)!

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