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Roma, 19 feb – Si parla molto in questi giorni delle presunte ingerenze da parte degli “hacker stranieri”, delle “fake news” e dei “finti profili” nelle elezioni statunitensi del novembre 2016, eppure su una notizia le cui congetture non sono esclusivamente “ipotetiche”, c’è ben poco clamore. Sono di ieri le ammissioni della Banca Centrale di Polonia in merito all’accusa di aver finanziato campagne anti-criptovalute sui social media, in particolare attraverso l’ingaggio dello youtuber Marcin Dubiel, classe 1996, uno degli youtuber più famosi e quindi più influenti sul pubblico giovanile in Polonia.
Il canale dell’internauta con alle proprie spalle studi informatici, aperto nel dicembre 2014, conta quasi un milione di iscritti, decine e decine di video per lo più ispirati al filone degli “scherzi” (i cosiddetti “pranks”), e soprattutto milioni e milioni di visualizzazioni. Il video incriminato, dal titolo tradotto “HO PERSO TUTTI I MIEI SOLDI?!?!?”, visualizzato ad oggi 515.000 di volte, è stato caricato sulla piattaforma durante lo scorso dicembre, con tanto di hashtag #uważajnakryptowaluty, ovvero l’Autorità di vigilanza finanziaria polacca, e l’indirizzo web di una pagina con riferimento alla Banca centrale, interamente volto a sconsigliare l’uso delle criptovalute.
La clip si svolge in un ristorante dove Dubiel impersona un giovane che ha investito il tutto il proprio denaro in criptovalute, e che si rende conto di non avere più fondi sufficienti nemmeno per poter offrire la cena alla propria ragazza che, frustrata dalla situazione, paga in contanti e se ne va, non prima di aver condiviso la propria (manco a dirlo) negativa opinione circa le valute digitali. A questo punto il giovane cerca spiegazioni telefonando all’uomo che ha fatto da tramite per l’investimento, mostrato come il più classico dei “supercattivi”, intento a contare mazzette e mazzette di denaro contante mentre ride beffardo della rovina del ragazzo.
Quello che il ventiduenne polacco ha omesso è che per il video abbia ricevuto un compenso, seppur non ancora quantificato: la Banca centrale polacca ha difatti ammesso di aver finanziato la campagna sui social media contro le criptovalute in collaborazione con Youtube (oltre al canale di Dubiel, si cita quello di Fatkov, il “Pianeta dei fatti” , che ha un milione e mezzo di iscritti), Gamellon, Google Ireland Ltd e Facebook Ireland Ltd, per una spesa di circa 30.000 dollari (circa 92.000 zloti).
La Polonia ha riconosciuto il Bitcoin e le altre criptomonete come valuta nel Febbraio 2017, ma da quel momento in avanti sembra non aver fatto grandi progressi sul campo, se non in recenti dichiarazioni dove è stata una delle prime nazioni a darsi disponibile allo scambio di cibo e medicinali con la prima moneta digitale a carattere nazionale, “il Petro”, annunciata dal Presidente Venezuelano Nicolas Maduro.
Che le cosiddette “ingerenze” dei social media nella vita politica ed economica dei Paesi non si limitino ai cosiddetti pirati informatici russi ed ai loro 5 presunti account con 300 followers? Non sarà che forse che, per l’ormai imprescindibile concetto applicato di “due pesi, due misure”, ciò che da una parte è considerato una grave interferenza per la democrazia, per il quale urge prendere provvedimenti drastici, dall’altra non è niente altro che una forma di pubblicità legalmente accettabile ed accettata? Questi ed altri interrogativi ci poniamo, in questi giorni di caccia alle fake news.
Alice Battaglia





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