disoccupazione-giovanileRoma, 31 ott – La disoccupazione prosegue, lenta ma costante, nella sua discesa. A rilevarlo è l’Istat, nelle sue serie mensili.

Disoccupazione a settembre: 11.8%

Nel mese di settembre, spiegano i tecnici dell’istituto di statistica, “il tasso di disoccupazione, pari all’11,8%, cala di 0,1 punti percentuali, proseguendo il calo di luglio (-0,5 punti) e agosto (-0,1 punti)”. La tendenza sembra quindi pian piano consolidarsi, forse grazie in parte agli sgravi contributivi. Anche se c’è da dire che la stragrande maggioranza dei nuovi contratti a tempo indeterminato sono trasformazione di vecchi contratti a termine, il che quindi non sposta di nemmeno un decimale il totale

Calo della disoccupazione: solo un rapporto statistico?

A far insorgere più di qualche dubbio sull’effettività del dato – comunque positivo – sulla disoccupazione, intervengono quelli sull’occupazione. La quale, parimenti, cala. Succede infatti che disoccupazione e occupazione non sono due valori assoluti, ma rapporti. Nello specifico, il tasso di disoccupazione è dato dal rapporto fra persone disponibili a lavorare e totale della forza lavoro (chi cerca e chi lavora). Essendo una frazione, il calo si può registrare o per riduzione del numeratore o per aumento del denominatore.

Bene: sempre l’Istat ci dice anche che, nello stesso periodo, il numero degli occupati diminuisce di 36mila unità. Inoltre aumenta anche – + 53mila – la massa degli inattivi, coloro cioè non sono in ricerca attiva (vuoi perché non necessitano, vuoi perché scoraggiati) e che quindi escono dalle statistiche ufficiali. Per assurdo, se tutti i disoccupati attualmente tali smettessero di cercare lavoro magari dopo decine di tentativi infruttuosi, il tasso scenderebbe allo 0%.

No: la disoccupazione non è diminuita

Ecco spiegato allora il rebus del rapporto: è vero che con la diminuzione degli occupati il denominatore aumenta, ma tale aumento è ben più che compensato dall’aumento degli inattivi che fanno calare il numeratore il misura più che proporzionale. Da qui, arrivare al calo del tasso di disoccupazione è un attimo. Pur senza aver creato un posto di lavoro in più.

Filippo Burla

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