Napoli, 20 dic – Dove poteva essere prodotta la pasta più buona del mondo se non in Italia e più precisamente nel napoletano? Stiamo parlando di Gragnano, comune della città metropolitana di Napoli che si trova ai piedi dei Monti Lattari e all’inizio della Penisola Sorrentina.

Proprio il particolare posizionamento geografico rappresenta il segreto qualitativo della pasta proveniente da questo piccolo centro. Le numerose fonti sorgive che sfociano dalle montagne garantiscono la purezza dell’acqua e un microclima ottimale – caldo ma ventilato per la vicinanza del mare – ne favorisce l’essiccazione, molto importante soprattutto in passato quando questo processo avveniva all’aperto.

Pasta di Gragnano, tre secoli di storia 

I primi pastifici artigianali, spesso a conduzione familiare, nascono verso la fine del XVI secolo. A causa della carestia che nel 1764 colpisce il Regno di Napoli il consumo di pasta ha un forte aumento trattandosi di un alimento a basso costo produttivo e alte qualità nutritive. Il 12 luglio del 1845, con un decreto regio, il sovrano delle Due Sicilie Ferdinando II concede ai produttori gragnanesi l’esclusiva per la fornitura di pasta alla corte reale, soprannominando Gragnano “città dei maccheroni”. Con l’Unità d’Italia nel 1861 il mercato per la pasta si allarga all’intera penisola, tanto che il Re Umberto I fa costruire una stazione ferroviaria per collegare Gragnano con il porto di Napoli. E’ stimato che al tempo ci fossero circa 100 pastifici in attività nella zona che davano lavoro a circa il 75% della popolazione residente.

L’altissima qualità del prodotto si è tramandata di generazione in generazione arrivando fino ai giorni nostri. La pasta di Gragnano, ottenuta dall’impasto della semola di grano duro con acqua della falda acquifera locale e trafilata al bronzo, acquista ad ottobre 2013 la denominazione europea di Indicazione Geografica Protetta (IGP). Nel 2003 viene costituito il Consorzio di Gragnano Città della Pasta che ad oggi conta 14 aderenti, tra i quali marchi storici come La Fabbrica della Pasta, Garofalo e Di Martino, ed è il più grande d’Italia come dimensione economica.

Vendite in continua crescita nonostante il Covid

Attualmente il distretto di Gragnano conta 23 pastifici presso i quali lavorano oltre 300 dipendenti per un fatturato di circa 300 milioni. Nel 2020 nonostante il Covid c’è stato un aumento del 30% dei volumi di vendita, arrivati così a 90 mila tonnellate annue, grazie soprattutto allo sviluppo del canale e-commerce. La pasta di Gragnano è il nono prodotto per valore di vendita tra DOP e IGP italiane, secondo nel Mezzogiorno. Il 40% della produzione è destinata all’estero, principalmente verso Stati Uniti, Francia, Spagna e Germania. La prossima sfida è quella di conquistare anche l’enorme mercato cinese.

Lorenzo Berti

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1 commento

  1. Occhio perché anche tra la enorme popolazione cinese comincia a girare la voce che la farina e non solo, materie prime addirittura lavori vari, vengono esportati e reimportati per far lucrare al max. Il diavolo fa la pentola ma non il c. Fate la pasta bene, punto e basta, altrimenti morirete come quei 100 pastifici, a cavallo tra l’ ottocento ed il novecento tra quali la Ciniglio…

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