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Roma, 21 feb – Eni archivia il 2020 come uno dei momenti più difficili della sua esistenza. L’anno – che sarà ricordato fra le altre cose anche per il tracollo del petrolio, il cui prezzo ad un certo punto è addirittura finito in territorio negativo – della società si chiude con una perdita record di 8,5 miliardi di euro (740 milioni il rosso adjusted, al netto cioé delle componenti non ricorrenti), che non inficia tuttavia la sua solidità. Al contrario: l’azienda risponde accelerando sul suo piano strategico.



La grande prova di Eni nell’anno più difficile

In coincidenza con il tracollo della domanda di petrolio a livello globale, il fatturato si contrae del 37% da 70 a 44 miliardi di euro. In calo anche la produzione di greggio, scesa del 7% a 1,73 milioni di barili equivalenti (boe) al giorno. Non si è interrotta l’attività esplorativa: nel 2020 Eni ha scoperto nuovi giacimento per complessivi 400 milioni di boe, portando così a 6,8 miliardi le riserve accertate.

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“Nell’anno più difficile nella storia dell’industria energetica, Eni ha dato prova di grande forza e flessibilità, rispondendo con prontezza allo straordinario contesto di crisi e progredendo nel processo irreversibile di transizione energetica”, ha commentato l’amministratore delegato Claudio Descalzi. “In pochi mesi – ha aggiunto – abbiamo rivisto il nostro programma di spesa e minimizzato l’impatto sulla cassa della caduta del prezzo del greggio, aumentato la nostra liquidità e difeso la nostra solidità patrimoniale”.

Il futuristico piano tra petrolio, rinnovabili e nuove tecnologie

Un combinato disposto di robustezza e solidità che permettono ad Eni di ridurre sensibilmente l’impatto di un annus horribilis e concentrarsi sulle linee guida 2021-2024. Il piano strategico punta a fare della società di San Donato Milanese un leader nella transizione energetica, con l’obiettivo di “ricoprire un ruolo chiave nella sostenibilità e nell’innovazione, promuovendo lo sviluppo sociale ed economico in tutte le sue attività”, ha spiegato sempre Descalzi.

Ecco allora gli investimenti nel campo delle rinnovabili, ad esempio con l’ingresso nel maxi progetto eolico di Dogger Bank. Non perdendo però di vista il comparto da cui Eni trae la sua linfa vitale e nel quale continua a mietere successi. Il tutto accompagnato anche da innovativi modelli di relazioni industriali. Senza dimenticare l’innovazione che continua a collocare il cane a sei zampe sulla più avanzata frontiera tecnologica.

Nicola Mattei

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