Roma, 14 apr – Da quarta potenza industriale mondiale a fanalino di coda del G8, con il concreto rischio di uscirne entro il prossimo decennio. Tutto in soli 30 anni mentre in Europa, superati dalla Francia, la nostra manifattura viene scalzata dal secondo posto e si colloca nel gradino più basso del podio.

I dati Eurostat

Pur nell’ambito della coda della una crisi che non sembra volgere al termine e ci lascia in eredità una stagnazione già definita “secolare”, su una certezza potevamo sempre contare. Quella per cui, nonostante tutto, la manifattura italiana restava la seconda in Europa.

Dopo l’irraggiungibile Germania, la posizione era di tutto rispetto. E offriva la cifra di un sistema industriale ancora in vita pur stretto fra politiche di austerità, conseguente contrazione della domanda interna, moneta sopravvalutata, inefficace protezione dai predatori internazionali. Un combinato disposto che spiega il perché dell’uso del tempo passato: la nostra manifattura ha ormai perso la seconda piazza europea.

A certificarlo sono i più recenti dati Eurostat, che spiegano come il “sorpasso” – così si definisce quello che nel 1991 ci faceva gioire della quarta nazione più industrializzata al mondo – della Francia ai nostri danni sia avvenuto nel 2017: 889,4 miliardi la produzione manifatturiera d’oltralpe, 883,7 quella italiana. Il divario è quasi impercettibile, ma esiste. Tanto più che, meno di dieci anni fa, si attestava a oltre 100 miliardi. Il differenziale si è costantemente ridotto, spiega l’istituto europeo di statistica contattato da Agi: 65 miliardi nel 2014, leggera risalita nel 2015 con 83 e nuovo tracollo nel 2016 a 35. Poi, l’anno successivo, Parigi ha messo la freccia.

Vero sorpasso?

La “semplice” produzione, obiettano alcuni analisti, potrebbe però non raccontare tutta la verità. Prendendo altri indicatori, infatti, la manifattura italiana manterrebbe salda la seconda piazza in Europa.

Quelli di Eurostat, spiega al Sole 24 Ore l’economista Sergio De Nardis, “sono dati parziali perché riguardano solo le imprese e sono stimati su microcampionamenti. Invece, vanno usati i dati di contabilità nazionale per verificare le tendenze generali e per fare paragoni fra diversi sistemi manifatturieri. Senza considerare che il valore della produzione contiene, oltre al valore aggiunto che è il vero indicatore da guardare per cogliere la natura manifatturiera di un Paese”. Da questo punto di vista siamo ancora davanti alla Francia: 257 miliardi il nostro valore aggiunto contro i 232 dei transalpini.

Meglio non va, invece, se consideriamo il fatturato. Qui il sorpasso sarebbe avvenuto addirittura nel 2016, quando a fronte dei 909 miliardi francesi abbiamo fermato l’asticella a 889. Tendenza confermata (ed in aumento) l’anno successivo: 1.024 miliardi di euro contro 921.

Filippo Burla

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2 Commenti

  1. Egregio signor Burla, potrebbe cortesemente indicarmi in quale parte del suo articolo spiega, come si evince dal titolo, la correlazione tra il “sorpasso” segnalato da Eurostat e la nostra attuale valuta? Perché visto così il suo articolo sembra solo l’ennesimo cosiddetto “titolo acchiappaclick” pubblicato al solo scopo di incrementare le visualizzazioni sul sito che la ospita; consapevole che non sarà molto ma, se la mia interpretazione é corretta, oscurerò il sito dal mio feed e non contribuirò più ai guadagni di una sito che non offre contenuti utili alla pubblica informazione,
    Saluti, Valerio

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