La magra consolazione è che, finalmente, abbiamo la prova provata che le dinamiche dell’inflazione non dipendono solo ed esclusivamente dalla quantità di moneta in circolazione. Ammesso sia mai stato così. E ammesso anche che le banche centrali possano vantare il controllo dell’intera massa monetaria (vi sveliamo un segreto: no). Dimostrare di aver avuto ragione servirà tuttavia a poco, dato che il nuovo responsabile è già stato individuato: neanche a dirlo, la Russia di Putin e la sua strategia di guerra basata sulle forniture di idrocarburi, gas naturale in primis. Unione europea e Bce hanno così individuato l’esecutore materiale del delitto, possono autoassolversi dai loro peccati e affrontare il problema dei prezzi, continuando a sbagliare sia le previsioni che gli strumenti.

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di novembre 2022

L’inflazione con cui dovremo fare i conti non sarà – come hanno raccontato almeno inizialmente – un fenomeno temporaneo. Ciò non significa che diverrà strutturale. C’è tutta una scala di grigi, che in quella manciata di centinaia di chilometri che vanno da Francoforte a Bruxelles non sembrano nemmeno considerare.

Le vere cause dell’inflazione

La localizzazione geografica non è casuale: parliamo del cuore pulsante dell’Unione europea, che non più tardi della scorsa estate ha lanciato la sua sfida al futuro con il pacchetto Fit for 55, l’ambizioso progetto che punta a ridurre del 55% (rispetto ai valori del 1990) le emissioni da qui al 2030. Non servirà praticamente a nulla, essendo il vecchio continente l’area più «pulita» in assoluto a livello globale. In compenso, l’aver imposto praticamente per legge un tale drastico cambio di paradigma senza prevedere alcuna fase transitoria, né tantomeno preparatoria, ha agito da catalizzatore. Basta guardare ai prezzi dei permessi di emissione della CO2, destinati secondo il piano ad essere merce sempre più rara, che da allora sono quasi raddoppiati. Non è andata meglio con altre geniali intuizioni, quale quella di…

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