Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 13 giu – Segnali a corrente più che alternata, comunque in un quadro di deciso peggioramento, per quanto riguarda il lavoro nel primo trimestre di quest’anno. A segnalarlo l’Istat, che parla di “forti perturbazioni indotte dall’emergenza sanitaria”.

Scende l’occupazione, aumentano gli inattivi

A farne le spese sono soprattutto gli occupati (coloro che, nella settimana di rilevazione da parte dell’istituto, hanno lavorato almeno un’ora) che, rispetto al trimestre precedente, fanno segnare -101mila (-0,4%). Cala così, di conseguenza, il tasso di occupazione, che scende di 0,2 punti al 58,8%. Estendendo l’analisi ai dati di aprile – non compreso nel trimestre di riferimento – le difficoltà si fanno più evidenti: “Al netto della stagionalità – spiega l’Istat – l’effetto dell’emergenza Covid-19 è più evidente: gli occupati calano di 274 mila unità (-1,2%) rispetto a marzo 2020 e il tasso di occupazione scende al 57,9% (-0,7 punti in un mese)”.

La situazione si fa maggiormente critica nell’analisi di più lungo termine, che registra l’aumento “ad un ritmo sostenuto” degli inattivi – coloro cioè che, in buona parte scoraggiati, “escono” dal calcolo della disoccupazione ufficiale perché non più alla ricerca di un impiego in quanto disillusi dalla possibilità di trovarlo – che fanno segnare +290mila in un anno.

Cala anche la domanda di lavoro

Se l’offerta piange, la domanda non ride. “Dal lato delle imprese – spiega sempre l’Istat – si registra una diminuzione della domanda di lavoro su base congiunturale, con un calo delle posizioni lavorative dipendenti dello 0,5% sul trimestre precedente, a fronte di un aumento dello 0,6% su base annua. La riduzione delle posizioni lavorative è associata a una notevole diminuzione delle ore lavorate per dipendente, pari a -8,8% su base congiunturale e a -9,4% su base annua. Il ricorso alla cassa integrazione registra una variazione positiva pari a 68,6 ore ogni mille ore lavorate. Il tasso dei posti vacanti diminuisce di 0,9 e 1,1 punti percentuali, rispettivamente su base congiunturale e su base annua”.

Nicola Mattei

Commenta