Italia meglio di Germania e Francia, seconda tra le grandi economie europee solo alla Spagna. Pronti quasi alla conquista del mondo, visto che facciamo persino meglio della Cina. Gli ultimi dati sull’andamento del nostro Pil (relativi, nel momento in cui andiamo in stampa, al secondo trimestre del 2022) hanno dato il la a tutta una serie di commenti entusiastici (c’è chi ha parlato di «locomotiva Italia»), tanto da consentire all’allora premier Mario Draghi di parlare di «crescita veramente straordinaria», accennando appena alle minacce incombenti. Facile, vien da dire, la vita di un presidente del Consiglio dimissionario, che non dovrà occuparsi dell’avvenire (ammesso che abbia mai voluto farlo, nella sua fallita scalata al Quirinale). Un futuro che rischia di essere molto più prossimo di quanto non si immagini.

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di ottobre 2022

Bene, ma non benissimo

I numeri del nostro Prodotto interno lordo lasciano in effetti – va detto – a bocca aperta. Nonostante le tensioni internazionali e l’ondata inflattiva in atto, il primo semestre di questo 2022 si è chiuso con una crescita acquisita pari al 3,4%. Una discreta dose di fieno in cascina che consente di guardare con meno apprensione alle nuvole nere che si stagliano all’orizzonte. Di questi tempi, fare previsioni è un azzardo da un mese all’altro: figurarsi tentare di mettere il naso oltre. Rimane il fatto che tutti gli indicatori, praticamente nessuno escluso, stanno convergendo contemporaneamente al ribasso. È il caso, ad esempio, dell’indice Pmi (che raccoglie le previsioni sugli ordinativi futuri delle aziende manifatturiere), ormai stabilmente sotto il valore di riferimento di 50 che rappresenta il confine tra espansione e contrazione. Vira all’ingiù, sempre a titolo di esempio, anche Ita-coin (che offre una stima sull’evoluzione di medio periodo dell’attività economica), finito sottozero dopo ben 17 mesi consecutivi in territorio positivo.

Altro che «locomotiva Italia»

Lecito attendersi, insomma, un secondo semestre in tono decisamente minore. Il segno meno di fronte alla crescita del Pil nel periodo è ormai certo: resta solo da capire quale sarà il suo valore e quanto andrà a impattare sui risultati della prima parte dell’anno. A metà luglio la Commissione europea, revisionando le stime precedenti, aveva alzato l’asticella dal +2,4 precedente al +2,9%. Dato che sarebbe comunque rilevante, visto che numeri di tal fatta non eravamo più abituati a sentirli. Anche riuscissimo a centrare la previsione di Bruxelles, non vi sarebbero però particolari motivi per magnificare il risultato. I dati della Banca Mondiale parlano chiaro: fatto 100 il Pil del 2019, significherebbe – dopo il -9% del 2020 e il rimbalzo a +6,6% del 2021 – rimanere comunque appena al di sotto (99,8) le dimensioni dell’anno precedente la stagione dei lockdown. Questo dopo aver già perso un…

Ti è piaciuto l’articolo?
Ogni riga che scriviamo è frutto dell’impegno e della passione di una testata che non ha né padrini né padroni.
Il Primato Nazionale è infatti una voce libera e indipendente. Ma libertà e indipendenza hanno un costo.
Aiutaci a proseguire il nostro lavoro attraverso un abbonamento o una donazione.

 

La tua mail per essere sempre aggiornato

Commenta