Tutte le telecamere e i microfoni del teatrino mediatico sono puntati verso la data del 25 settembre. Queste elezioni sono state annunciate come cruciali per il destino dell’Italia e dell’Europa, in quanto – almeno a sentire i benpensanti da salotto televisivo – sarebbe in pericolo l’attuale assetto internazionale. Tralasciando la poca fondatezza di queste dichiarazioni, atte più a terrorizzare che a informare, credo che l’area del dissenso (o antisistema) debba focalizzarsi su una data ben più importante: quella del 26 settembre.

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di ottobre 2022

Il futuro del fronte antisistema

La mattina seguente allo scrutinio delle schede elettorali e alla proclamazione dei vincitori sarà una delle maggiori prove di maturità per il cosiddetto fronte «antisistema». Il sottoscritto, pur ritenendo l’astensionismo del tutto inutile quando non dannoso, non ha mai nascosto le proprie perplessità sulle varie realtà politiche nate tra le fila dei dissidenti. Purtroppo, a fronte di tanti singoli candidati di spessore e di molti attivisti volenterosi, è apparsa da subito chiara la mancanza di una visione univoca che proiettasse la sacrosanta rabbia delle piazze verso lo stesso obiettivo.

Il problema non sono i capi

Alcuni hanno imputato al personalismo dei capi la frammentazione di quell’universo eterogeneo che, per due anni, ha fatto sentire la propria voce contro l’infamia del green pass. Io non la penso così. Credo che limitarsi a condannare l’ego e le aspirazioni, spesso velleitarie, dei singoli segretari o rappresentanti di partito sia controproducente, perché si perde di vista il problema di fondo: l’assenza di un amalgama programmatico e ideologico.

Gli appelli all’unità sono caduti nel vuoto non tanto per gli screzi, talvolta bambineschi, tra simboli e gruppi, quanto a causa della mancanza di un minimo comune denominatore in grado di portare naturalmente le parti allo stesso tavolo. L’unico reale collante, che per quasi due anni aveva tenuto insieme un universo così eterogeneo, era stata la lotta alle restrizioni e alle imposizioni sanitarie. Insomma: l’emergenza del momento. Una volta passata (o quasi) tale emergenza, almeno nella percezione generale, le piazze si sono velocemente svuotate. E le discrepanze, piccole e grandi, sono tornate a pesare. Tutte le altre battaglie, spesso ben più dirimenti per il nostro futuro, come quella…

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