Roma, 08 mag –  Non c’è pace per la Marelli Corp. Stiamo parlando della società di componentistica auto nata nel 2019 dall’unione della ex Magneti Marelli, venduta da Fca al fondo statunitense Kkr, con la giapponese Calsonic Kansei, che era già nel portafoglio degli americani.

Secondo Milano Finanza l’azienda impegnata in una ristrutturazione del debito potrebbe dichiarare nuovi esuberi dopo quelli di inizio anno. Cerchiamo di capire meglio cosa sta avvenendo.

Gli indiani compreranno la Marelli?

Come riporta Milano Finanza, “Marelli è finita recentemente al centro delle indiscrezioni per un interesse degli indiani di Motherson Group con cui ha già in piedi alcune partnership industriali”. In pratica dopo pochi anni gli americani potrebbero disfarsi della grande azienda italiana lasciando ai nuovi proprietari mano libera sugli esuberi. L’indiana Motherson Group è il più grande produttore indiano di componenti per automobili ed ultimamente sta già facendo acquisizioni in tutto il mondo.

La crisi attuale e l’acquisizione a debito

Indiscrezioni a parte, la crisi del gruppo è reale e tangibile. Stando alle ricostruzioni di Bloomberg, l’attuale periodo può rivelarsi decisivo sulle sorti del marchio. La Marelli sarebbe alle prese con i negoziati per attuare una complessa operazione mirata a coprire l’indebitamento, stimato in circa 8 miliardi di euro e che dovrebbe anche fornire nuove risorse finanziarie, per un valore di 760 milioni di euro.

Inoltre, la stessa Marelli ha attivato una procedura ADR (risoluzione alternativa delle controversie) per risolvere le controversie su contratti di vendita di beni e servizi e che consente a un’azienda in difficoltà finanziarie di rinegoziare il proprio debito con i creditori, pur continuando a operare. Ma, se dovesse proseguire l’esito negativo delle trattative, la Marelli sarà costretta a presentare a un tribunale fallimentare l’istanza per accedere alle forme di protezione dai creditori se non all’amministrazione controllata.

Non dobbiamo stupirci di questa situazione.  Tutto parte con la cessione fatta dalla ex Fiat. La Marelli paga ancora le modalità con cui è stata acquisita dal fondo Kkr tramite Ck. Il motivo? Le tensioni finanziarie a monte della catena societaria — vista l’acquisizione del gruppo italiano fortemente a leva da 5,8 miliardi di euro — che hanno costretto Kkr ad aprire i cantieri della ristrutturazione del debito in Ck Holdings, operazione che potrebbe anche concludersi con un passaggio di proprietà e un relativo faro del governo per le possibili ricadute occupazionali.

Oggi Marelli impiega circa 58.000 persone, di cui 8mila sul territorio nazionale. Il perimetro dell’azienda conta circa 170 impianti in tutto il mondo. Nonostante un fatturato da 11 miliardi di dollari nel 2021, l’azienda ha registrato passività totali per 8,2 miliardi di dollari. E la pandemia e le sfide della catena di approvvigionamento hanno aggravato i problemi di Marelli.

Un epilogo prevedibile

Il dossier Marelli è nel mirino del Mise per i 550 esuberi dello scorso gennaio. Un conto salatissimo per i dipendenti che potrebbe salire alla luce della crisi-transizione in atto nel settore auto. Fonti finanziarie spiegano infatti a MF- Milano Finanza che nella riorganizzazione futura potrebbero esser coinvolti gli stabilimenti di Crevalcore e Bari, collegati alla divisione Powertrain che si occupa della produzione dei motori endotermici a benzina o diesel. In tutto sono circa 1300 dipendenti.

Il mix tra finanza, transizione ecologica e crisi della catena di approvvigionamento sta stritolando la Marelli. Dopo questa tempesta se riuscirà a mantenere il perimetro occupazionale sarà un miracolo.

Salvatore Recupero

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