Roma, 24 nov – Il diavolo si annida nei dettagli. E la riforma del Mes, di questi dettagli, è zeppa. Se a prima vista posso sembrare quasi insignificanti, è quando si passa a valutare lo scenario che prefigurano che iniziano a palesarsi problematiche potenzialmente esiziali.

Il Mes divide buoni e cattivi

Il primo punto riguarda la suddivisione, adottata nell’ambito delle procedure operative, tra “buoni” e “cattivi”. I criteri sono quelli noti da tempo: un rapporto debito/Pil inferiore al 60% o in via di riduzione di 1/20 l’anno della distanza che separa dall’obiettivo, un deficit inferiore al 3% e tutta un’altra serie di indicatori sullo stato di salute di un’economia (in accordo, s’intende, con i desiderata Ue).

Già qui sorge il primo elemento di criticità. Com’è possibile, ci si domanda, che l’aiuto venga previsto in partenza solo per chi, si presume, potrebbe non averne bisogno in quanto “virtuoso”? Il rischio è di replicare all’infinito il celebre concetto di Mark Twain per cui il banchiere (in questo caso il signor Mes) è colui che “presta l’ombrello quando c’è il sole e lo rivuole indietro appena incomincia a piovere”.

Cosa significa ristrutturazione del debito

Come già anticipato, il sostegno non sarebbe tuttavia escluso. A patto, però di accettare una serie di condizioni che potrebbero, in determinati casi, portare anche alla ristrutturazione del nostro debito pubblico. Possibilità non automatica né esplicitamente prevista, ma alla quale si rischia giocoforza di arrivare. Non si spiegherebbe altrimenti la richiesta di semplificare, a partire dal 2022, le clausole (Cacs) che consentono la ricerca di un accordo con i creditori.

E’ a questo punto che iniziano i veri dolori. Non per la ristrutturazione in sé (abbiamo visto che non è automatica), bensì per quel che comporta il solo fatto di renderla possibile in un futuro prossimo. Qui entrano in gioco le aspettative: il debito pubblico non sarebbe più ciò che è per definizione, vale a dire lo strumento “a rischio zero” per eccellenza. Un cambio di paradigma (imposto per legge) notevole e che porta con sé conseguenze non indifferenti. E’ più che plausibile, infatti, che modificando il loro profilo di rischiosità, il mercato possa chiedere rendimenti maggiori. Con effetti a cascata sulle finanze pubbliche, in una spirale i cui esiti non depongono a favore di nulla di buono.

Non solo. Oltre al Mes, l’Ue intende calare anche il carico dell’unione bancaria. Si tratta di una riforma ancora in fieri, ma le cui proposte aggiungerebbero guai ai dolori. Fra esse, spicca infatti quella del ministro delle Finanze tedesco Olaf Scholz, che ha chiesto di introdurre meccanismi di penalizzazione per gli istituti di credito che detengono in portafoglio titoli di Stato, i quali verrebbero così soppesati ai fini dei requisiti patrimoniali non al valore nominale, bensì “soppesati” in base al loro rating. Ne consegue che molte banche italiane, assai esposte su questo fronte, si ritroverebbero con importanti deficit patrimoniali.

Insomma, da un lato si mette a rischio il debito pubblico che diventa più vulnerabile nella misura in cui può essere soggetto a ristrutturazione (che fra le altre cose può prevedere la decurtazione del loro valore nominale, con buona pace dei milioni di risparmiatori che ancora detengono i nostri Btp), dall’altro viene reso penalizzante per il sistema bancario. Se l’ex capo economista ed ex deputato Pd Giampaolo Galli parlava di “pistola puntata alla tempia”, l’impressione è che qui si sia già vicini a premere il grilletto.

Filippo Burla

5 Commenti

  1. La Gran Sinagoga dei Rotschilds e dei Goldman Sachs avanti tutta per annientare i goym italiani. Conoscendo bene il popolo italiota e beota, sanno bene che ci vorrà poco tempo per ridurci ad un’ accampamento di disperati. Ma noi ci consoleremo sempre con la tv dei Mentana e Netflix. Auguri.

  2. Andrebbero spiegati meglio diversi dettagli. Pur seguendo un po’ queste tematiche, penso non sia semplice comprendere cosa sia la ristrutturazione del debito e come questa possa arrivare ad incidere sui risparmi dei privati, ad esempio.

  3. Credo che i governanti di adesso dovranno montarsi dei bei portoncini robusti, perché gli italiani li andranno a prendere in casa, il mes e la fine dell’Italia i nostri risparmi saranno utilizzati per sanare le banche tedesche, ma se noi siamo in pericolo non abbiamo diritto ad attingere a questo fondo. Ricordatevi che qualtueri era il cerbero che controllova la riscossione della troika greca.

  4. Hanno trovato la maniera per scardinare il risparmio delle famiglie italiane, che in tutta europa sono quelle più dedite al risparmio e quelle meno indebitate.
    Praticamente, l’asse portante dall’indipendenza finanziaria dall’europa a trazione franco tedesca. La questione è molto semplice, con un forte risparmio della popolazione la troika ha le armi spuntate, non potrà mai applicare all’Italia la gogna che ha applicato alla Grecia.
    Chi ha firmato quel protocollo è un traditore ed in altri tempi la strada verso il muro o il cappio era già tracciata, altro che galera !

  5. Un consiglio a chi detiene titoli di stato italiani{btp,cct,bot} vendete immediatamente…ecco cosa accadrà: con una ipotetica ristrutturazione{ mes e cacs} si vedrà dimezzato l’interesse sulle cedole, è allungato la scadenza dei titoli…con una perdita enorme

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