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Roma, 24 nov – Pochi giorni fa, in occasione della giornata internazionale dell’uomo, l’Eures (portale europeo della mobilità professionale) ha anticipato i dati relativi ai femminicidi registrati nel 2018. Inutile sottolineare si è tratto della deliberata volontà di veicolare nel giorno in cui si diffondeva il tema della questione maschile in un’ottica di promozione delle parità di genere e di diritti (e qualche giorno prima del 25 novembre), il messaggio che gli uomini sono assassini.

Secondo l’Eures sarebbero stati 142 i femminicidi avvenuti lo scorso anno nella nostra nazione la quale, come precisato sempre dallo stesso portale, sarebbe anche quella con il tasso più basso d’Europa mentre in certi altri considerati “più evoluti” come l’Austria e la Finlandia (per citarne due in cui la parità uomo-donna è palesemente superiore) il tasso di femminicidio è tre volte superiore al nostro. Tirate voi le debite conclusioni.

Sono davvero tutti “femminicidi”?

Ma torniamo a Eures. Il dato è spurio: nei 142 omicidi conteggiati appaiono casi di donne uccise per le questioni più diverse, come ad esempio quello della nonna di Ferrara ammazzata a pugni nel parcheggio di un fast food dal nipote che pretendeva da lei del denaro.
Meglio quindi affidarsi a fonti sicuramente certe e autorevoli come quello della Polizia di Stato che ne ha contati 32. Nell’utile guida elaborata dagli uomini in divisa si riportano le caratteristiche specifiche dell’omicidio volontario di una donna, detto femminicidio: “L’uccisione di una donna da parte di un uomo perché donna, come atto estremo di prevaricazione, affermazione ultima di superiorità, aberrazione del possesso. Il termine – si legge sul portale – pur non avendo valenza giuridica, è entrato a far parte del lessico quotidiano per designare una tipologia di reati che, normativamente, non esiste”.
Il conteggio fornito da Eures, inoltre, va dal 1 agosto 2018 al 31 luglio 2019. Mentre da gennaio 2019 ad oggi i femminicidi propriamente detti sono stati 22.
Nell’annuale Report  “Questo non è Amore” redatto ancora dalla Polizia di Stato in occasione del 25 novembre, giornata mondiale contro la violenza sulle donne, si dichiara: Rispetto al 2018, nel periodo gennaio-agosto 2019 diminuisce del -4% il numero di vittime di sesso femminile sul totale degli omicidi, si passa infatti dal 38% al 34%” precisando che “il numero di uomini uccisi, anche se in calo, sono di molto superiori a quelli delle donne uccise”.
Come mai allora tanto pressing su un fenomeno che non ha caratteristiche per suscitare allarme ripreso però quotidianamente al fine di alimentare la psicosi del maschio bianco cattivo, violento e pericoloso?
Ci sarebbe un’ipotesi: dal momento che le cronache forniscono quotidianamente prova che anche le donne sono capaci di agire violenza su bambini, uomini ed anziani, il tam tam ha solo lo scopo di sostenere una vera e propria campagna d’odio verso il genere maschile motivata da questioni economiche finalizzata ad ottenere sempre più finanziamenti pubblici, garantire lavoro a tante operatrici e assicurarsi il voto nella cabina elettorale.
Antonietta Gianola

2 Commenti

  1. […] La sinistra in crisi di identità rispolvera il proprio repertorio .. in vista di varie tornate elettorali regionali, forse poi anche politiche. Dopo la cilecca dell’antifascismo ecco il femminismo d’antan. “I dati sono preoccupanti”, dice Elena Bonetti, Ministro per le Pari Opportunità e la Famiglia (ma lei tiene soprattutto alle prime..). Le statistiche per fortuna non supportano tale preoccupazione … […]

  2. Nonostante la inesattezza per eccesso dei dati forniti sul femminicidio, l’Italia è uno dei paesi al mondo con la più bassa percentuale di vittime.
    Rispetto alle altre parti del mondo le donne italiane potrebbero dichiararsi fortunate invece di manifestare contro chi, non si sa.

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