Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 4 ott – Gratta la multinazionale, trova l’evasore. Nella speciale corsa che ha visto i grandi colossi mondiali fare a gara a chi riesce a frodare meglio il fisco abbiamo una nuova arrivata: il colosso della produzione e distribuzione cinematografica Netflix.

La “stabile organizzazione” di Netflix

Ad accendere un faro su quello che sarebbe l’ennesimo caso di maxi-evasione con protagonista una multinazionale è la Procura di Milano, che ha aperto un’indagine per omessa dichiarazione dei redditi. L’inchiesta è al momento contro ignoti dato che Netflix, pur fatturando milioni di euro, non ha in Italia alcun rappresentante.

Una peculiarità, quest’ultima, che non esenterebbe comunque il colosso dello streaming dal dover versare al fisco quanto dovuto. E non parliamo di spiccioli. Nel nostro Paese Netflix conta su poco meno di 1,5 milioni di abbonati, che potrebbero presto arrivare a 2 milioni stanti i vertiginosi tassi di crescita registrati. Pur non avendo né sede italiana (quella legale si trova, guardacaso, in un paradiso fiscale chiamato Olanda) né lavoratori a lei afferenti, stando agli inquirenti l’esistenza della piattaforma con i server distribuiti fra Roma e Milano configurerebbe una “stabile organizzazione”.

Netflix come Apple, Google e Kering

La falsariga che Procura di Milano e Guardia di Finanza stanno seguendo sarebbe insomma quello che già ha portato a contestare ad altre grandi realtà del web (e non solo) mancati versamenti per miliardi di euro, spesso poi saldati sull’unghia una volta scoperchiato il “giochino”.

Parliamo, fra gli altri, di Apple, Google, AmazonKering. Una vera e propria nomenklatura dell’evasione fiscale in cui potrebbe finire adesso anche Netflix. Per la cronaca, sia detto en passant: in nessuno di questi casi è transitata una banconota che fosse una.

Filippo Burla

La tua mail per essere sempre aggiornato

Commenta