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Roma, 1 nov – L’ultimo Dpcm danneggerà di più i giovani lavoratori. Questo è quello che emerge dal nuovo focus della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro “Le nuove restrizioni: chi rischia il lavoro”. Questo studio, analizzando il profilo di chi è rimasto disoccupato, dimostra che a pagare il prezzo delle restrizioni sono gli under 35. Vediamo perché.

Le restrizioni danneggiano i giovani lavoratori

La crisi innescata dalla pandemia ha colpito principalmente i settori legati al terziario (in particolar modo la ristorazione) le attività artistiche e ricreative e quelle sportive e di intrattenimento. La “seconda ondata” e l’ultimo Dpcm rischiano di dare il colpo di grazia a chi ha già pagato caro il costo del primo lockdown. Dallo studio dei consulenti del lavoro emerge che la forza lavoro dei settori più deboli è costituita in gran parte da giovani.  Il 41,3% degli occupati nei tre settori citati ha, infatti, meno di 35 anni, a fronte di un valore medio nazionale, sul totale dell’economia, del 22,1%. Il valore è particolarmente alto nell’ambito delle attività ristorative (42,2%) e attività artistiche e di intrattenimento culturale (41,9%), mentre con riferimento a quelle sportive, scende al 28,4%. Su 100 giovani occupati con meno di 24 anni, il 22,5% lavora nei tre settori indicati, mentre con riferimento alla fascia d’età 25-34 anni, l’incidenza è del 10,6%. La realtà, però, rischia di essere peggiore rispetto all’analisi fatta dal suddetto centro studi. Chi lavora in questi settori, di solito, o è un precario o lavora in nero. Quindi, il numero di giovani danneggiati dalle restrizioni imposte dal governo è probabilmente più alto.

Il “ristoro” non basta

Ovviamente per provare a contenere il malcontento, Giuseppi ha promesso un ristoro. Anzi, ieri si è superato. All’incontro con i sindacati (Cgil, Cisl e Uil) annunciando che “il blocco dei licenziamenti viene prolungato alla fine di marzo”, fino al giorno 21. Mentre, ha aggiunto sempre Conte, “la cassa Covid sarà gratuita per i datori di lavoro”. “L’Avvocato del Popolo” ha preso due piccioni con una fava: imprenditori e dipendenti del settore privato possono dormire sonni tranquilli, almeno fino alla prossima primavera. In più c’è stato il Decreto Ristori (voluto dal Governo) per soccorrere i settori danneggiati dal Dpcm approvato dallo stesso governo. Una scelta che sarà oggetto di studio per gli psichiatri più che per i politologi. Si tratta di un’elemosina fatta di bonus e mancette, ma il premier sostiene, infatti, che di più non poteva essere fatto.

Qualcuno, a dire il vero, la pensa diversamente. Secondo la Cgia di Mestre: “Per fronteggiare la crisi sanitaria ed economica dovuta al Covid, dalla primavera scorsa il governo tedesco ha erogato 284 miliardi di euro a sostegno, in particolar modo, di lavoratori, imprese, scuola, trasporti e sanità. Ben 194 in più di quelli stanziati per gli stessi ambiti dal nostro esecutivo. Includendo anche le misure introdotte questa settimana con il decreto Ristori”. Ma non facciamo una pessima figura solo al cospetto dei tedeschi.

Il coordinatore dell’Ufficio studi degli artigiani mestrini, Paolo Zabeo, sottolinea che: “Se teniamo conto anche delle misure economiche messe a punto nei giorni scorsi dal governo francese, solo la Spagna ha speso meno dell’Italia. Anche in rapporto al Pil, rimaniamo penultimi, sebbene nella prima ondata di questa pandemia siamo stati il Paese più colpito d’Europa”. Ma, aldilà degli investimenti, non abbiamo sfruttato quest’occasione per eliminare leggi inutili che fanno desistere chiunque voglia fare impresa.

Non basta il reddito di cittadinanza

Ciò che frena i giovani lavoratori autonomi è l’eccesso di burocrazia e la mancanza di fiducia da parte dello stato e delle banche. Il Dpcm (con il conseguente decreto ristoro) è solo l’ultima perla del governo Conte. Preferiamo dare il reddito di cittadinanza a chi non fa nulla, piuttosto che sostenere un giovane che voglia intraprendere un’attività. Il disegno politico è chiaro: ostacolare chi ha il coraggio di osare per trasformare gli italiani in un popolo di assistiti.

Salvatore Recupero

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