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Il cosiddetto Nutri-score è un semplice sistema di etichettatura dei prodotti alimentari nato in Francia tra il 2013 ed il 2014, basato sull’accostamento visivo di cinque colori in progressione (dal verde scuro all’arancione scuro) e di cinque lettere (dalla A alla E) che rispecchiano il punteggio nutrizionale Fsa, ideato e sviluppato dall’Agenzia alimentare del Regno Unito. L’etichetta è, quindi, il risultato di un calcolo preciso che non tiene conto della totalità della dieta, ma analizza semplicemente la salubrità di un prodotto in base ai nutrienti – in particolare acidi grassi saturi, zuccheri e sodio – che esso contiene in 100 grammi.



Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di giugno 2021

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Sebbene poche nazioni abbiano scelto, ad oggi, di richiedere il Nutri-score sulla parte frontale delle confezioni alimentari, la Commissione europea intende proporre – come parte della sua strategia farm to forkun sistema di etichettatura nutrizionale obbligatorio a livello comunitario entro la fine del 2022, creando un conflitto tra la fazione francese – coadiuvata da diversi Paesi, tra cui Germania e Belgio – e quella italiana, che propone un sistema di etichettatura «a batteria», recante un’indicazione con tutti i valori nutrizionali relativi alla porzione consumata.

Così il Nutri-score colpisce l’export italiano

Il problema tangibile dell’eventuale approvazione comunitaria del Nutri-score riguarda palesemente l’export dei prodotti italiani, particolarmente «colpiti» dal sistema di etichettatura francese «a semaforo». Come spiega Marco Silano, direttore dell’Unità operativa alimentazione, nutrizione e salute dell’Istituto superiore di sanità, alimenti come l’olio di oliva e il parmigiano reggiano verrebbero…

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