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olive olio tunisino
L’apertura indiscriminata all’olio tunisino mette a rischio un terzo dei quasi 5mila frantoi italiani che realizzano un prodotto di eccellenza

Roma, 13 mar – La scellerata decisione, da parte dell’Unione Europea e con il contributo anche degli europarlamentari italiani, di dare il via libera all’importazione di sempre maggiori quantità di olio tunisino, rischia di compromettere fortemente un settore già in crisi da tempo.



“E’ a rischio un altro prodotto simbolo della qualità made in Italy. Le decisioni europee sulla riduzione dei dazi all’importazione dell’olio dalla Tunisia avranno gravi conseguenze sui nostri 4.700 frantoi che producono in media 380.000 tonnellate annue di olio 100% made in Italy”. L’allarme arriva da Aifo Confartigianato, l’Associazione italiana dei frantoiani oleari, secondo la quale l’arrivo di 35.000 tonnellate di olio tunisino rappresenta l’ennesimo colpo ad un settore già fortemente penalizzato e che negli ultimi 20 anni ha visto dimezzato il numero delle imprese: “L’importazione di olio dal Paese nordafricano – spiega Piero Gonnelli, Presidente di Aifo – farà crollare i prezzi del prodotto sul nostro mercato. Le condizioni e i costi di produzione in Tunisia sono infatti profondamente diversi rispetto a quanto avviene in Italia. Basti pensare che il costo del lavoro per un operaio tunisino è 15 volte inferiore rispetto a quella di un lavoratore italiano del settore”.

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Secondo Coldiretti, l’apertura delle frontiere (sia pur solo temporanea) mette a rischio quasi un terzo dei quasi 5mila frantoi attualmente in funzione. Senza poi considerare le truffe: “Il rischio concreto – spiega il presidente dell’associazione, Roberto Moncalvo  – in un anno importante per la ripresa dell’olivicoltura nazionale è il moltiplicarsi di frodi, con gli oli di oliva importati che vengono spesso mescolati con quelli nazionali per acquisire, con le immagini in etichetta e sotto la copertura di marchi storici, magari ceduti all’estero, una parvenza di italianità da sfruttare sui mercati nazionali ed esteri, a danno dei produttori italiani”.

Filippo Burla

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