Roma, 11 dic – Quando nel 2016 gli elettori britannici votarono per uscire dall’Unione Europea, molti commentatori erano sicuri che tale scelta avrebbe portato ad un periodo di recessione e miseria. Facendo pentire i sudditi di sua maestà della decisione presa. Da allora sono passati più di cinque anni e, se si esclude la recessione globale causata dalla pandemia, nessuna di queste previsioni catastrofiche si è avverata. Anzi: i dati economici confermano che la crescita della Gran Bretagna è più sostenuta rispetto a quella dell’eurozona. Una tendenza che proseguirà anche nel prossimo futuro.

Crescita: Gran Bretagna batte eurozona

Pochi giorni fa l’Ocse ha rilasciato un rapporto di previsione per il 2021 e 2022. In esso si prevede per la Gran Bretagna una crescita rispettivamente del 6,9 e del 4,7%. Ben superiore quindi in confronto a quella dell’eurozona, che sarà del 5,2% per il 2021  e del 4,3% per il 2022. Se questo non fosse già abbastanza positivo, l’economia di Londra sarà quella che crescerà di più tra quelle delle sette nazioni maggiormente industrializzate.

Che la moneta unica stia condannando i paesi membri ad una stagnazione secolare è risaputo. In questo caso, ad influire sui buoni risultati dell’economia britannica sono i piani di stimolo varati dal governo di Boris Johnson. Non essendo vincolato ai lacci e lacciuoli della burocrazia comunitaria, ha potuto incrementare la spesa senza doversi minimamente preoccupare di limiti o tetti all’indebitamente. Quello che invece avveniva (e continuerà ad avvenire) per gli Stati membri dell’Ue, costretti a sottostare ai vincoli imposti da Bruxelles.

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Sempre secondo l’Ocse, il pericolo più grande deriva dagli effetti che la variante omicron potrebbe avenre sull’economia mondiale. Grazie alla maggiore libertà garantita dalla Brexit, tuttavia, la Gran Bretagna potrà affrontare ogni eventuale problema indubbiamente meglio rispetto a chi è rimasto invischiato nei drammi del consesso comunitario.

Giuseppe De Santis

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