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Roma, 2 mag – Lavorare non basta per affrancarsi dal bisogno. Questo è in sintesi ciò che emerge dal Rapporto Ugl-Censis intitolato “Tra nuove povertà e lavoro che cambia: quel che attende i lavoratori oltre il Covid-19”. Secondo questo studio (che analizza gli ultimi dieci anni) sono 1,5 milioni i lavoratori poveri in Italia: un dato che è cresciuto dell’84%, ossia 690mila persone in più. In particolare, sono triplicate le partite Iva in stato d’indigenza (+230%), mentre sono aumentati del 75% gli operai poveri”. Dati preoccupanti a cui si aggiungono le rilevazioni dell’Istat sull’aumento della disoccupazione. Un combinato disposto che crea una cappa d’insicurezza che avvolge tutta la società.

Le angosce dei lavoratori

Il Rapporto Ugl-Censis sottolinea come “tra l’Italia pre Covid-19 e quella post Covid-19 (febbraio 2020 e febbraio 2021) si sono registrati 945mila occupati in meno (-4,1%). Un duro colpo che accomuna i lavoratori dipendenti, con 590mila occupati in meno (-3,3%) e quelli autonomi, con un calo di 355mila occupati (-6,8%). Un dato che taglia il mondo del lavoro trasversalmente alle condizioni sociali ed economiche, con il 65,7% dei lavoratori impauriti o in ansia e, comunque, preoccupati per il proprio futuro”.

Dopo 14 mesi dal primo lockdown nazionale un’intera nazione è ancora in preda all’ansia. Nulla è cambiato. I lavoratori hanno le stesse paure di un anno fa. Quest’angoscia si fa sentire di più nelle aziende con meno di 50 addetti. Il timore è fondato. I numeri non mentono.

Lavoratori poveri: la pandemia cancella 345mila partite Iva

Ai dati del rapporto sui lavoratori poveri, infatti, si aggiungono quelli forniti dalla Cgia di Mestre secondo cui “tra febbraio 2020 e marzo 2021 l’occupazione tra il popolo delle partite Iva è scesa di 345mila unità, pari a una contrazione del 6,6%”. Nel comunicato stampa gli artigiani mestrini segnalano che negli ultimi dodici mesi “abbiamo perso poco meno di 900mila occupati. Un dato drammatico se consideriamo che con i 248 miliardi di euro di investimenti previsti con il Next Generation Eu al termine della spesa, ovvero nel 2026, in Italia sono previsti solo 750 mila nuovi posti di lavoro”.

Inoltre, è necessario ricordare che la situazione per molte piccole e medie imprese è delicatissima. Sono, infatti, 292mila le aziende che si trovano in una situazione di seria difficoltà. Attività che danno lavoro a 1,9 milioni di addetti e producono un valore aggiunto che sfiora i 63 miliardi di euro”. Un’intera nazione si sente mancare la terra sotto i piedi e si comporta di conseguenza.

Il lavoro nell’epoca post Covid

Le angosce, anche quelle sapientemente inoculate dai media, ci rendono più fragili e dunque più ricattabili. Lasciamo per un attimo da parte le questioni relative al virus, per parlare della nostra quotidianità. La pandemia (o meglio la gestione dell’emergenza) ci ha dimostrato che, da un giorno all’altro, decine di migliaia di attività potevano essere chiuse per decreto. Inoltre, abbiamo assistito ad una ricomposizione del mondo del lavoro dipendente. Oltre un terzo dei lavoratori nel giro di poche settimane si è trovato a lavorare da casa con tutte le contraddizioni del caso.

Sono cambiate anche le nostre abitudini nel fare gli acquisti. Sembra quasi che siano le macchine a gestirci e non viceversa. Per questo è utile porsi il problema della regolamentazione dell’intelligenza artificiale (A.I.). L’Ugl Comunicazioni ha proposto un Codice Etico Europeo per l’Intelligenza Artificiale affinché la digitalizzazione della società sia guidata dal diritto e non da un insieme di algoritmi. Rischiamo di creare una società in cui il lavoro è un privilegio per pochi.

La voglia di riscatto

Tuttavia, nel Rapporto Ugl-Censis possiamo intravedere qualche spiraglio di luce. Gli italiani sono pronti a premiare le aziende che operano con trasparenza e che rispettano i diritti dei lavoratori, anche se bisogna pagare qualcosa in più.

C’è inoltre la voglia di potenziare imprese ed economie locali italiane: “L’83,6% dei consumatori è pronto a spendere di più per avere prodotti e servizi italiani, dalle materie prime alla distribuzione”. L’Ugl nel suo comunicato stampa sottolinea che “la dignità del lavoro è per gli italiani un valore costitutivo dell’etica collettiva, che prevale sull’aspetto prettamente economico”. Le aspettative della nazione sono dunque molto alte, speriamo che la classe dirigente sappia soddisfarle.

Salvatore Recupero

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