Roma, 8 mag – E’ di nuovo psicosi spread. Non (ancora) ai livelli del 2011, plasticamente rappresentati dal “Fate presto” a nove colonne in prima pagina sul Sole 24 Ore, ma basta ormai una qualsiasi fiammata per lanciare l’allarme. Arrivando persino a far resuscitare quel Mes che, discussioni sulla sua riforma a parte, sembrava ormai un ricordo del passato.

La cronaca ci racconta che il differenziale di rendimento tra il Btp italiano a 10 anni e l’omologo Bund tedesco ha toccato quota 200. E’ accaduto venerdì, quando lo spread ha chiuso proprio su quel preciso valore. La soglia, di per sé, vale poco e tanto allo stesso tempo. Poco perché è puramente psicologica. Tanto perché era da maggio 2020 – quindi in piena prima ondata e quando ancora dovevamo smaltire le scorie della malparata di marzo della Lagarde – che non si veleggiava su quei livelli. A far preoccupare è, però, soprattutto l’andamento di medio termine: lo spread è più che raddoppiato da quando Draghi ha preso il posto di Conte a Palazzo Chigi. Già finito l’effetto “credibilità” dell’ex governatore della Banca centrale europea? In realtà, è proprio alla Bce che bisogna guardare per capire cosa sta accadendo ai rendimenti dei nostri titoli di Stato.

La Bce non compra più

Il fatto è ormai acclarato: gli interessi pagati sui titoli pubblici altro non dipendono che dall’attivismo (o meno) sui mercati della banca centrale. E Francoforte ha già annunciato che gli acquisti sui mercati – condotti prima nell’ambito del Pspp, successivamente sotto l’egida del Pepp – andranno progressivamente ad esaurirsi. Anzi: sono già sensibilmente diminuiti. La Bce sarà pure costretta ad aumentare i tassi sulla scia delle manovre che si registrano in tal senso ormai ovunque nel mondo. In regime di libera circolazione dei capitali e nella pressoché impossibilità di controllare il loro movimento, non ha alternativa per evitare quello che altrimenti sarà un deflusso massiccio verso l’estero alla ricerca di rendimenti più elevati – che poi questo rialzo sia davvero utile per contrastare un’inflazione che non dipende da dinamiche monetarie ma da evidenti strozzature dal lato dell’offerta è un altro discorso.

Insomma, a questo giro non è la Bce a giocare sporco come fece nel 2018. Siamo comunque di fronte a qualcosa che può rassomigliare ad una tempesta perfetta? Più o meno, perchè il rischio di un aumento vertiginoso dei rendimenti dei Btp può seriamente – in assenza del ruolo stabilizzatore dato dalla potenza di fuoco dell’Eurotower – compromettere il nostro accesso ai mercati, se non a costi esorbitanti ed insostenibili.

La perfetta (e pericolosa) inutilità del Mes

E’ qui che si incunea il Mes. Senza entrare a gamba tesa, ma – per ora – con discrezione. L’occasione è un documento – reso pubblico dal quotidiano tedesco Handelsblatt – nel quale i tecnici del Meccanismo si offrono come cavaliere bianco in soccorso delle nazioni che potrebbero finire più in difficoltà. Ci sono la Grecia e il Portogallo, ma anche Spagna e persino Francia. L’avverbio “soprattutto” – usato testualmente – è riferito però, neanche a dirlo, nello specifico all’Italia.

Cosa propongono dalle stanze del Mes? Una “riorganizzazione dell’architettura finanziaria” dell’eurozona, creando un fondo ad hoc che agisca da “scudo contro il debito”. L’ammontare di questo fondo sarebbe predeterminato: 250 miliardi di euro, capace di sostenere gli Stati membri dell’area euro per un massimo pari al 4% del loro Pil. E qui iniziano i problemi, perché annunciare in anticipo qual è il limite massimo al quale ci si può spingere non è una grandissima idea: se qualcuno riuscisse a puntare anche solo una cinquantina di miliardi contro l’Italia il sedicente “bazooka” del Mes sarebbe subito messo fuori uso.

Da un lato l’inconsistenza di un fondo in cerca d’autore che vorrebbe atteggiarsi a surrogato di banca centrale senza però avere facoltà di emettere moneta. Dall’altro le stringenti condizioni che il Mes porta sempre con sé. Perché l’ente guidato dal falco tedesco Klaus Regling non si muove con spirito di carità. Nè può farlo: il Trattato che lo istituisce è cristallino e prevede, in ogni suo intervento, l’imposizione di rigide condizionalità. In altre parole: un programma di aggiustamento macroeconomico che tanto bene ha fatto, per dirne una, alla Grecia. Non è un caso che, nonostante le generosissime avance, nessuno – salvo Cipro, che era già sotto tutela – abbia chiesto di accedere al “Mes sanitario” varato all’apice della pandemia. Un motivo in più per respingere al mittente anche quest’ultima offerta.

Filippo Burla

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6 Commenti

  1. Che difende tutti quei valori
    Italiani, tipo la famiglia
    Uno come me che non se la tira
    Che rispetti come chi ha la divisa
    Anche se l’Italia l’ha un po’ divisa
    Attenzione, guarda, eccolo, arriva
    Evviva!

    In giro che succede? Vi faccio vedere come si fa
    Santa immaginazione, ho perso le chiavi della città
    Magiche le elezioni, a fare promesse siamo i campioni
    Passo l’inverno a tenervi buoni
    Cerco l’estate quaggiù in città

    E allora sì, propaganda, propaganda
    Non c’è più niente che mi manca
    E allora sì, propaganda, propaganda
    La risposta ad ogni tua domanda

    Sono passati degli anni e tutto è ancora uguale a prima
    Sono sempre senza lavoro e sempre con meno autostima
    Accendo la tele, un politico parla, sembra interessante, ascoltiamolo un po’
    Fa mille promesse, la gente lo guarda, sicuro alle prossime lo voterò

    E allora sì, propaganda, propaganda
    Non c’è più niente che mi manca
    E allora sì, propaganda, propaganda
    La risposta ad ogni tua domanda
    Ma che occhi grandi che ho (Oh oh)
    Che bella felpa che ho (Oh oh)
    Che bel sorriso che ho (Oh oh)
    Non mi puoi dire di no (Oh oh)
    E allora sì, propaganda, propaganda
    Non c’è più niente che mi manca
    E allora sì, propaganda, propaganda
    La risposta ad ogni tua domanda
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  2. Lo spread è una truffa per spennare polli come del resto tutta la finanza.

    I fatti dimostrano che lo spread è ampiamente taroccato visto che la carta straccia sono i titoli del debito pubblico tedesco Stato plurifallito
    https://www.spiegel.de/international/germany/economic-historian-germany-was-biggest-debt-transgressor-of-20th-century-a-769703.html

    al contrario dell’Italia che ha sempre pagato i debiti e nella sua storia non è MAI fallita
    https://en.wikipedia.org/wiki/List_of_sovereign_debt_crises

    Sbattetevene dello spaventapolli chiamato spread.

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