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Tasi ImuRoma, 1 giu – E ora vengon le dolenti note. A partire da oggi, infatti, le famiglie e le imprese verseranno all’erario e agli enti locali oltre 56 miliardi di euro entro il 16 giugno. Questo è il risultato di una ricerca condotta dal centro studi della Cgia (Associazione artigiani e piccole imprese Mestre).



Vediamo più nel dettaglio le incombenze che ci spettano nei prossimi quindici giorni. L’imposta sui redditi delle società di capitali (Ires) porterà nelle casse dello Stato 10,5 miliardi di euro. Le imprese, inoltre, dovranno pagare circa dieci miliardi di euro per il versamento delle ritenute Irpef dei dipendenti e dei collaboratori.

Fin qui le cifre riguardano le imprese. Ma anche il popolo degli ottanta euro, o almeno una cospicua parte di esso verrà interessato dall’aumento dei tributi.

Per le famiglie, infatti, la vera batosta sarà il pagamento della prima rata della Tassa per i tributi indivisibili (Tasi). I servizi indivisibili sono erogati dal Comune e utilizzati in generale da tutti i cittadini per i quali non è possibile individuare una utenza specifica.

Per calcolarne il gettito, l’analisi della Cgia ha fatto riferimento alle aliquote e alle detrazioni del 2014. Il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi segnala che: “Pur essendo una delle principali scadenze fiscali dell’anno ancora una volta i cittadini e gli imprenditori sono chiamati a operare in un quadro estremamente incerto. In materia di Tasi e di Imposta municipale unitaria (Imu), ad esempio, i Comuni avranno tempo fino alla fine di luglio per deliberare le aliquote da applicare quest’anno. Pertanto, il prossimo 16 giugno gran parte dei contribuenti verseranno la prima rata della Tasi o dell’Imu sulla base delle disposizioni riferite al 2014 e solo con la scadenza di dicembre sapranno realmente quanto dovranno pagare”.

Questo significa che salderemo una rata senza sapere l’ammontare totale dell’imposta. Sappiamo, quindi, che dobbiamo pagare ma ancora non si sa quanto.

Il punto, però, è un altro. Nessuno sa chi impone il tributo. I comuni affermano che hanno bisogno di alzare le tasse perché il governo ha il braccino corto. Da Palazzo Chigi, il premier risponde che se i sindaci non hanno soldi è colpa degli sprechi e delle clientele perpetrati a livello locale.

Il federalismo fiscale in Italia ricorda il gioco dello schiaffo al soldato. Le regole del gioco sono semplici. Si fa girare una persona mentre una persona scelta tra il gruppo le colpisce una mano piegata dietro alla schiena. Chi “sta sotto” deve poi indovinare chi ha tirato il ceffone. Se indovina scambia il posto con chi è stato scoperto, altrimenti deve stare sotto un altro turno.

Tra imposte locali, addizionali, il contribuente non capisce con chi prendersela. Ma come fa un popolo ad essere sovrano se non sa neanche a chi attribuire le gabelle e i bollettini che riceve a casa?

Fortunatamente però qualcuno ci tira su. Durante l’ultimo G7, infatti, il nostro Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha affermato: “Non siamo più il malato d’Europa, possiamo tornare a guidare l’economia del Continente”. Certo, un economista come Padoan non si sbilancia troppo. E quindi ammonisce: “Continueremo sulla strada delle riforme. La ripresa è in vista, anche se il nostro Paese è in avanzato stato di convalescenza”.

Deboli e in via di guarigione non possiamo certo lamentarci dell’amara pasticca dell’Imu o della Tasi. Suvvia, dunque, basta un poco di spread e la pillola va giù.

Salvatore Recupero



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