Roma, 17 nov – Tassare l’aria, o meglio una nuvola di vapore? Si può, basta ingegnarsi. È quanto prevede un emendamento al decreto fiscale con il quale si riordina il settore delle sigarette elettroniche.

L’emendamento, messo a punto dalla senatrice di Alternativa Popolare Simona Vicari, prevede il passaggio ai Monopoli di Stato dell’intero comparto della vendita delle e-cig. L’obiettivo, spiega la nota tecnica allegata, è quello di recuperare un’evasione fiscale che nasconderebbe agli occhi del fisco il 50% dei ricavi. Già dal 2015 è in vigore un’imposta pari a 0,393 euro per ogni millilitro di liquido venduto, ma di fronte alle previsioni di incassare almeno 155 milioni l’anno sono solo 4 quelli attesi nel 2017. Colpa di norme scritte in maniera approssimativa e sulle quali è in atto da tempo un contenzioso con le aziende produttrici delle ricariche per le sigarette elettroniche, “le quali hanno applicato l’imposta solo alla quantità di nicotina presente nei liquidi, di fatto pagando 1/10 dell’imposta dovuta”, si legge sempre nella nota.

Considerate una valida e più salutare alternativa al classico tabacco, le sigarette elettroniche hanno creato un mercato con un giro d’affari da 300 milioni e che dà lavoro a migliaia di persone fra aziende specializzate e le oltre 2500 rivendite sparse su tutto il territorio nazionale. Il settore potrebbe però andare presto in crisi, vista la stretta annunciata. Oltre al passaggio sotto l’egida del monopolio statale, infatti, è previsto il divieto di vendita online delle “svapo”, mentre proprio ieri una sentenza della Corte Costituzionale ha ribaltato un precedente giudizio con il quale il Tar aveva dichiarato illegittima l’accisa da 5 euro sui liquidi, a prescindere dal contenuto o meno di nicotina. Se una riforma necessaria per non far scivolare il settore, visto il suo repentino sviluppo, nell’anarchia, il rischio – come già accaduto per le tradizionali sigarette – è che siano alla fine gli acquirenti a dover pagare il conto.

Filippo Burla

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