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Roma, 4 mag – Si fa un gran parlare di sovranità, declinando il tema quasi esclusivamente sul piano di quella monetaria. Ridurre tutto all’abbandono del (fallimentare) progetto dell’euro rischia tuttavia di essere limitativo sia in termini di analisi che in termini di conseguente prassi. Dall’architettura economica prevista nella Costituzione al lavoro, dall’industria all’intervento pubblico, passando per il debito pubblico e il fisco. Tanti sono i temi che Filippo Burla affronta in Tornare Potenza. Dieci tesi economiche per l’Italia (264 pp, 22 €), appena dato alle stampe per i tipi di Altaforte Edizioni.



Ripartire dalla Costituzione

Impreziosito dalla prefazione di Francesco Paolo Capone e dalla postfazione di Gilberto Trombetta, obiettivo del volume è quello di offrire una panoramica sullo stato dell’arte dell’economia italiana. Schiacciata dalla moneta unica e dalle folli imposizioni comunitarie, continua tuttavia a conservare in sé quella “scintilla” alla base della lunga rincorsa che ci portò, tra fine anni ’80 e inizio anni ’90, all’affermazione internazionale.

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Merito, anzitutto, del modello di “economia mista” le cui fondamenta vennero poste già a partire da prima del secondo conflitto mondiale. Riuscendo a superare l’esperienza bellica per proiettarsi anche nell’Italia repubblicana. Fattore-chiave l’architettura disegnata dalla nostra Carta costituzionale, alla quale è dedicato il primo capitolo. Ad essa occorre necessariamente rifarsi, anche e soprattutto per evidenziare la sua incompatibilità rispetto alla costruzione dell’Ue, con tutto ciò che ne deriva.

Tornare Potenza: non solo “Italexit”

A partire, per ovvi motivi, dalla moneta unica. L’abbandono dell’euro è condizione necessaria – per ripristinare un campo da gioco non asimmetrico – quanto, allo stesso tempo, insufficiente. Da qui il bisogno di (ri)pensare anche tutto il resto. Fondamentale rispondere ad una domanda semplice, ma allo stesso tempo complessissima nelle implicazioni: “Cosa facciamo il giorno dopo?

La risposta non è scontata e Tornare Potenza ha l’ambizione di fornire qualche linea guida. Anche guardando al passato, ma senza nostalgia: riprendere esempi virtuosi non per replicarli sic et simpliciter bensì con l’intento di individuarne lo spirito che li informava. Pensiamo alle numerose riforme che hanno via via precarizzato il lavoro. Tornare da un momento all’altro a prima del Jobs Act (o della legge Biagi o del Pacchetto Treu) non è opzione plausibile se prima non si torna a creare lavoro di qualità, a partire dal “motore” rappresentato dalla manifattura.

Quello del lavoro è solo un esempio. Uno dei tanti elementi di un ampio mosaico nel quale il libro tenta di fare ordine. Perchè la sovranità non è un dato di fatto, ma qualcosa che va costruito. Giorno dopo giorno.

Nicola Mattei

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