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Roma, 3 mag – Finalmente le forze armate italiane si mobilitano per presidiare le frontiere. Peccato che i confini in questione siano quelli della lontana Estonia e non il Brennero o Lampedusa. A partire da questa settimana infatti l’aeronautica militare italiana sostituirà il contingente tedesco come parte di una missione Nato volta a proteggere lo spazio aereo dei paesi baltici.



Caccia italiani già nella base aerea di Ämari

Si legge in un comunicato ufficiale delle forze armate estoni: “I caccia dell’aviazione italiana ‘F-35 Lightning II’ sono atterrati oggi (30 maggio, ndr) alla base aerea di Ämari. Questa è la prima volta che caccia di quinta generazione partecipano ad una missione per la sicurezza aerea baltica. La sicurezza aerea è un elemento importante del sistema di difesa Nato”.

Presidio Nato nei cieli del Baltico

I velivoli italiani giunti ad Ämari saranno di guardia 24 ore su 24 presso la base aerea ed effettueranno se necessario voli di rilevamento oltre ai regolari voli di addestramento. L’Italia ha già partecipato nel 2018 a una missione simile sempre in Estonia. Inoltre dallo scorso settembre fino ad aprile, quattro caccia Typhoon italiani sono stati schierati a Šiauliai, in Lituania, sempre nel quadro di una missione Nato. Durante questo periodo sono stati effettuati circa 40 scramble (termine militare che definisce l’atto di far decollare un caccia per intercettare e identificare un aereo sconosciuto) soprattutto nei confronti di velivoli russi. Dalla loro adesione alla Nato nel 2014, le forze aeree degli Stati membri sorvegliano a rotazione in continuità lo spazio aereo di Estonia, Lettonia e Lituania.

Dalla Sicilia al Brennero, frontiere italiane sempre più colabrodo

Mentre le nostre forze armate sono impegnate a difendere i cieli del Nord Europa dalla sedicente “minaccia russa”, le frontiere italiane sono sempre più un colabrodo. In questi giorni con l’arrivo della bella stagione sono ripartiti gli sbarchi di massa di clandestini in Sicilia, provenienti soprattutto dalla Libia. Gli immigrati continuano ad arrivare non solamente attraverso questa rotta ma anche in Sardegna e al Brennero, via Balcani. Eppure questo non sembra interessare al nostro ministro dell’Interno.

Lorenzo Berti



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1 commento

  1. Il ministro degli interni,ma non solo Lei, è rimasto al clandestino pela patate, pronto a coltivarle per nuovi viaggi.

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