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Roma, 28 giu- Il piano industriale 2020-2022 di ‘Cdp Venture Capital – Fondo Nazionale Innovazione’, chiamato ‘Dall’Italia per innovare l’Italia’ è già operativo. Esso può contare su una dote di fondi di circa un miliardo di euro, di cui 800 milioni già sottoscritti, grazie a risorse allocate pariteticamente dal ministero dello Sviluppo economico e da Cassa Depositi e Prestiti tramite la controllata Cdp Equity. Questo è quanto possiamo leggere nel comunicato stampa della Sgr di Via Goito. L’amministratore delegato della controllata del ministero dell’Economia Fabrizio Palermo sottolinea: “L’obiettivo è di arrivare al 2020 con investimenti in oltre mille start up”. Prima di entrare nei dettagli di quest’operazione, cerchiamo di capire meglio come funziona questo ente.

Gli obiettivi di Venture Capital

L’obiettivo di Venture Capital è di investire fondi a lungo termine sulle imprese caratterizzate da un elevato grado di rischio, come quelle che producono e offrono beni e servizi di tipo innovativo.

Ormai, però gli italiani sono sfiduciati. Oggi, infatti, chiunque abbia ruoli di governo promette soldi a pioggia per cercare di placare gli animi di chi è rimasto senza un quattrino. Venture Capital, tuttavia, ha una strategia completamente diversa: non si tratta di investimenti a pioggia ma di finanziamenti mirati. Quattro fondi sono già attivi.

Iniziamo con il Fondo Italia Venture I: investe in start up e Pmi innovative in Italia. Esso può contare su una dotazione pari a 80 milioni di euro e attualmente gestisce un portafoglio di 20 aziende in fase di crescita. I settori in cui opera sono il digitale, biotech, medicale e alta tecnologia. Il secondo è il Fondo Italia Venture II (Fondo Imprese Sud) l’obiettivo è quello di accelerare la competitività e lo sviluppo di start up e Pmi innovative nel mezzogiorno. Con una congrua “dote” di 150 milioni di euro investe e supporta tutte le fasi del ciclo di vita di un’impresa. Poi c’è VenturItaly che investe in fondi di per creare nuovi operatori sul mercato e nuovi team all’interno di gestori già attivi grazie ad un portafoglio di 300 milioni di euro (sottoscritti da Cdp Equity e dal fondo di co-investimento Mise).

Infine ci sono i Fondi Acceleratori: strumenti che hanno “lo scopo di aiutare la creazione e lo sviluppo di programmi di accelerazione verticali su settori strategici, investendo nelle start up che partecipano ai programmi supportati dal Fondo”. Ma a Via Goito non intendono fermarsi qui.

I progetti in cantiere

L’obiettivo del Fondo Nazionale Innovazione è quello di implementare quanto già è stato fatto in questi anni. Nei prossimi mesi, infatti, verranno varati il Fondo Corporate Venture Capital e il Fondo Tech Transfer. Il primo (coinvolgendo direttamente alcune tra le principali aziende partecipate dal Gruppo Cdp e con una dotazione iniziale di 150 milioni di euro) investirà direttamente in start up focalizzate su alcuni degli ambiti strategici della nazione. Il secondo supporterà la filiera del trasferimento tecnologico mediante il co-investimento selettivo nelle imprese più promettenti. Infine, nei primi mesi del 2021 verrà lanciato il Fondo Late Stage con lo scopo di sostenere direttamente le start up già in fase matura che necessitino di capitali per ulteriore consolidamento ed espansione sui mercati internazionali. “Complessivamente – viene spiegato – la sgr ha oggi in valutazione una pipeline di oltre 200 opportunità e conta di deliberare, complessivamente, investimenti per oltre 250 milioni entro la fine del 2020”. Insomma, anche noi abbiamo il nostro bazooka ma nelle mani sbagliate potrebbe incepparsi.

Nave senza nocchiero in gran tempesta

Senza una guida unica però l’azione di Venture Capital rischia di perdersi in mille rivoli. L’Italia non può delegare la sua politica economica ad un ente. Questo è un rischio che non possiamo permetterci. Lo abbiamo visto sia nelle vicende societarie di Tim che nella creazione di una rete unica con Open Fiber ed Enel. Il premier Giuseppe Conte, invece di sfilare con Rocco Casalino agli Stati Generali, deve dettare le linee di una politica economica coerente ed univoca.

La Cassa Depositi e Prestiti opera come una banca pubblica e la sua presenza è preziosa nella nostra economia. Tuttavia, per uscire dalla tempesta, c’è sempre bisogno di un capitano capace di dare la rotta in maniera precisa. In caso contrario rischiamo di finire alla deriva, ammesso che non lo siamo già.

Salvatore Recupero

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