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Roma, 14 mag – Nella notte del 13 maggio, le Forze di Difesa Israeliane hanno bombardato pesantemente e indiscriminatamente la Striscia di Gaza. L’atto rientra nell’ambito di quegli scontri iniziati nei giorni precedenti e che hanno visto a Gaza un intenso confronto militare tra le milizie di resistenza palestinesi – le quali hanno lanciato più di 1.800 missili verso Israele – e l’aviazione di Tel Aviv che ha effettuato centinaia di incursioni aeree.



A poco è servita la precedente opera di evacuazione della popolazione. Le bombe israeliane hanno colpito numerosi centri abitati, da Bayt Hanun alla stessa Gaza, interrompendo talvolta le linee elettriche e causando centinaia tra morti e feriti, in larga parte tra la popolazione civile. Al bombardamento sarebbe dovuta susseguire un’invasione militare via terra che – sebbene ne sia stata data la notizia – non si è verificata nella notte.

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Le bombe di Tel Aviv sulla Striscia di Gaza

L’attacco è avvenuto utilizzando oltre 160 aerei, con l’aggiunta di pezzi di artiglieria e carri armati. Alle 19 di ieri è stata colpita la frontaliera Bayt Hanun da tiri di artiglieria terrestre, causando 11 morti. Alle 23 si è verificato un bombardamento con ogni mezzo aereo e terrestre, che ha causato un numero imprecisato di perdite. L’attacco si è interrotto in piena notte e ha visto una ripresa all’alba, segnando la fine di una notte di fuoco.

L’Aviazione dell’esercito israeliano dice di aver colpito nello specifico 150 tra i numerosi tunnel che Hamas utilizzerebbe per passare dalla Striscia all’esterno. Omette però di riportare le numerose esplosioni avvenute su abitazioni civili, le quali hanno causato la morte di intere famiglie. Dopo un’ulteriore interruzione, i bombardamenti sono ripresi alle 9 e stanno colpendo la città di Khan Yunis, nel sud della Striscia di Gaza.

La risposta palestinese

Nel frattempo, le milizie di resistenza palestinesi hanno continuato a lanciare razzi fuori dalla Striscia. Oltre a diverse città, sono state colpite anche strutture strategiche, come l’oleodotto di Eilat-Ashkelon, quest’ultima città ha nello specifico subito pesanti danni dai missili. Fuori da Gaza è anche continuata la guerriglia etnica. Si sono registrati conflitti a fuoco tra la comunità araba e l’esercito israeliano in città come al-Lud.

La notte del 13 ha quindi portato i morti palestinesi da 84 a 131 (tra cui 31 bambini). Si registra invece un solo decesso da parte israeliana, per un totale di 7 morti. Il portavoce della Brigata Qassam – ala militare del partito politico Hamas – da parte sua ha minacciato che qualora le truppe di terra israeliane dovessero entrare a Gaza, quella che si verificherebbe da parte palestinese sarebbe una risposta ferma che potrebbe costare molto caro a Tel Aviv.

L’imminente operazione via terra

L’operazione israeliana – soprannominata “Guardiano delle mura” – potrebbe infatti vedere anche un’imminente impiego delle truppe di terra. Già nella mattina del 13 le forze armate israeliane avevano iniziato il dispiegamento massiccio di mezzi altamente corazzati, pezzi di artiglieria e truppe in assetto da combattimento vicino al confine con la Striscia di Gaza. L’ordine di organizzare un’operazione terrestre sarebbe stato approvato il 12.

L’obiettivo sarebbe quello di neutralizzare quelle componenti di Hamas e della brigata Quds minacciose verso Israele, che ha tutto l’interesse a far sì di poter agire in maniera incontrastata nel controllo strategico della regione. Benjamin Netanyahu, da parte sua, ha detto che l’attuale operazione impiegherà “tutto il tempo necessario” ai fini del conseguimento di tale fine.

Giacomo Morini

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