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Andreas LubitzRoma, 27 mar – Le indiscrezioni sullo stato di salute emotivo e mentale di Andreas Lubitz, l’uomo che ha portato allo schianto sulle Alpi francesi l’Airbus A320 della Germanwings con 150 persone a bordo, si fanno sempre più precise e circostanziate.

All’inizio era solo una voce riferita da un’amica di famiglia, facile pensare a un pettegolezzo magari amplificato dalle circostanze in modo incontrollato.

Ora, invece, il quadro si fa più chiaro. La Bild, dopo aver avuto accesso ai documenti ufficiali dell’Autorità tedesca di supervisione del trasporto aereo, ha rivelato che il 27enne aveva attraversato “un episodio depressivo pesante” nel 2009 ed era stato sottoposto a cure psichiatriche. Da allora Lubitz aveva seguiva un trattamento “medico particolare e regolare”. Si parla di una vera “crisi esistenziale”.

Sembra inoltre che l’uomo si fosse appena lasciato con la compagna che avrebbe dovuto sposare il prossimo anno.

Emerge anche che Lufthansa, la compagnia aerea tedesca della quale fa parte Germanwings, era perfettamente al corrente di tutto ciò.

Intanto la polizia ha perquisito le due case del copilota, riferendo di aver fatto una scoperta “molto significativa” ai fini dell’indagine, pur senza svelare ulteriori particolari: “Abbiamo trovato qualcosa che ora analizzeremo. Non possiamo dire cosa sia al momento, ma potrebbe essere una traccia molto significativa per spiegare cosa è successo. Speriamo possa dare qualche spiegazione”.

Il quadro di cosa sia accaduto in cabina, invece, sembra ormai chiaro: il capitano di bordo, Patrick Sonderheimer, avrebbe chiesto al copilota di prendere i comandi per poi assentarsi per andare al bagno. A questo punto Lubitz avrebbe azionato la discesa dell’apparecchio, operazione che in quelle condizioni può essere solo volontaria.

La scatola nera rivela quindi diversi appelli del comandante per chiedere l’accesso alla cabina, senza nessuna risposta da parte del copilota. Sonderheimer avrebbe cercato di forzare la porta blindata, anche usando un’ascia. Dall’altra parte della porta, Lubitz sarebbe rimasto impassibile, senza rispondere, limitandosi a portare l’aereo verso la distruzione in modo cosciente e deliberato. Un gesto che è costato la vita ad altre 149 persone.

Un gesto che forse poteva essere previsto e impedito.

Giuliano Lebelli

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