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Mario DraghiRoma, 27 mar – Mario Draghi, in audizione alla Camera dei deputati per la prima volta da quando è presidente della Bce, mostra ottimismo. La scelta di varare, in controtendenza rispetto alle “amministrazioni” precedenti, un massiccio programma di acquisto di titoli di Stato per sostenere l’uscita dell’Unione Europea dalla crisi, probabilmente pagherà. Ma da sola non sarà sufficiente a risolvere i problemi di fondo delle economie nazionali.

“Al momento la congiuntura economica è più favorevole che negli ultimi mesi e tra i principali motivi ci sono gli effetti positivi del crollo dei prezzi dei prodotto energetici, la politica monetaria espansiva e le riforme strutturali varate in diversi paesi dell’area che cominciano a fare sentire i propri effetti”, ha spiegato Draghi. A beneficiare del mutato quadro internazionale e di politica monetaria sarà soprattutto il Pil, che per l’Italia crescerà “di un punto percentuale entro il 2016“, mentre l’aumento dei prezzi tornerà “a valori prossimi al 2%”, scongiurando così la temuta prospettiva di deflazione.

Non solo effetti macroeconomici, ma benefici anche reali per famiglie e imprese. Secondo l’ex governatore della Banca d’Italia, infatti, “le misure adottate nel loro insieme sono efficaci, i tassi alle imprese hanno iniziato a diminuire nella seconda parte dello scorso anno dopo gli annunci di inizio agosto”. A differenza di quanto accaduto con i programmi varati negli anni scorsi, quindi, a questo giro “la politica monetaria si trasmette lungo l’intera catena finanziaria”.

Le scelte della Bce non possono, tuttavia, sopperire agli errori o alle mancanze dei singoli governi. “Il Qe -ha spiegato Draghi- non riduce gli squilibri ma dà un sostegno generalizzato e chi ne sa approfittare di più va avanti meglio e cresce di più». Ecco perché la politica economica ha bisogno di quelle “riforme strutturali varate in diversi paesi dell’area che cominciano a fare sentire i propri effetti”. Draghi lancia però un avvertimento: “La ripresa è ciclica, non strutturale, quindi finito il periodo si torna a come stavamo prima”. Non manca inoltre una frecciata agli ultimi esecutivi italiani, governo Renzi compreso: “L’Italia, ha consolidato i propri conti aumentando le tasse e tagliando gli investimenti pubblici, mentre la spesa corrente continua ad aumentare”.

Detta in altre parole, via via che gli acquisti andranno scemando torneranno ad emergere quegli squilibri strutturali insiti nell’unione monetaria dell’area euro che solo con l’austerità, la contrazione dei salari e della domanda interna possono essere riassorbiti.

Filippo Burla

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