Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 8 ago – Dire che uomini e donne sono biologicamente diversi può costarti il posto. Almeno se lavori nei liberi, tolleranti e progressisti uffici di Google. È quanto è accaduto a James Damore, ingegnere nel gruppo di Mountain View, fresco di licenziamento per meri motivi ideologici. Damore ha infatti appena pubblicato un documento di 10 pagine in cui ha messo sotto accusa le misure adottate per favorire l’assunzione di donne e dei membri delle minoranze etniche. Google ha condannato le sue tesi e ha licenziato l’autore.



Quel documento parte da assunti scorretti sul gender, sono tesi che Google condanna. Da noi c’è libertà di parola, ma nel rispetto dei principi di eguaglianza delle opportunità fissati dal nostro Codice di condotta e dalle leggi antidiscriminazione”, ha detto Danielle Brown, la vicepresidente per la diversity, l’integrità e la governance, ovvero esattamente i settori messi sotto accusa da Damore. Sulla questione è intervenuto anche l’amministratore delegato di Google, Sundar Pichai, che ha dichiarato: “Alcune parti del documento violano il nostro codice di condotta e attraversano una linea, promuovendo sul nostro posto di lavoro stereotipi di genere nocivi”.

L’ingegnere, che lavora in Google dal 2013 dopo essersi laureato ad Harvard, non aveva negato che pregiudizi sessuali ed etnici esistano, aveva però affermato che essi non vadano combattuti creando corsie preferenziali che alimentano ingiustizie di segno opposto. Secondo il suo “manifesto ideologico” le donne, essendo in media più interessate alle persone che alle cose, sono più portate degli uomini per alcuni lavori, ma meno di loro in altre professioni. Sono anche meno competitive, meno portate a sgomitare e a fare pressioni per avere uno stipendio migliore. È in base a questo dato naturale, e non per presunte discriminazioni, che si spiegherebbe la minore presenza femminile in alcuni ruoli. L’autore sostiene anche che la vera discriminazione in atto sia quella contro i conservatori che la pensano diversamente rispetto ai dogmi liberal che dominano nella Silicon Valley. Una strizzata d’occhio molto furba a Trump, che sin dalla campagna elettorale ha attaccato frontalmente il mondo della Silicon Valley, visto come centrale politicamente corretta.

Roberto Derta

 



La tua mail per essere sempre aggiornato

Commenta