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Roma, 18 set – Venti anni di guerra, pochi mesi per la ritirata ingloriosa. Il disastro Usa in Afghanistan, in cui anche l’Italia si è fatta trascinare, è ormai sotto gli occhi di tutti. Ora però il Pentagono ha ammesso pure l’ultimo emblematico fallimento.



Il drone Usa ha ucciso 10 innocenti

L’attacco compiuto con un drone a Kabul, poco prima del definitivo ritiro dei militari americani, ha centrato un’auto sbagliata uccidendo 10 civili innocenti. Ad ammetterlo, con relativo ritardo considerato che il tragico errore era emerso chiaramente, è ora il generale Kenneth McKenzie, del Comando centrale statunitense.

Come il Pentagono ha tentato di nascondere “l’errore”

In seguito alle denunce dei familiari delle vittime e alle incalzanti domande sulla vicenda dei media americani, il Pentagono finisce così di coprire lo “strike” del 29 agosto scorso. Fino ad oggi difatti aveva pervicacemente difeso l’attacco con il drone giustificandolo in quanto diretto contro una chiara “minaccia imminente”. I vertici militari americani affermavano di averlo compiuto per impedire a un terrorista dell’Isis-K di colpire l’aeroporto di Kabul. Poi il Pentagono aveva parzialmente cambiato versione, sostenendo che all’interno del veicolo c’erano tre civili e almeno un facilitatore dell’Isis. Invece nel veicolo colpito dal drone a stelle e strisce c’erano dieci civili.

Un errore ingiustificabile

Tra i morti sette bambini, un tragico errore”, conferma il generale McKenzie che poi porge “le più profonde condoglianze” ai familiari delle vittime. Oltretutto l’autista dell’auto distrutta dal drone era un dipendente da lungo tempo di una organizzazione umanitaria statunitense. “Questo attacco era stato lanciato nella ferma convinzione che avrebbe sventato una minaccia imminente alle nostre forze e agli sfollati all’aeroporto, ma è stato un errore e presento le mie sincere scuse”, spiega McKenzie.

Stando a quanto riportato dalla Cnn, il generale americano si assume di conseguenza “la piena responsabilità dell’accaduto“. A Washington dovrebbero però porsi una semplicissima domanda: come è possibile che l’esercito più potente del mondo, dotato delle attrezzature e dei mezzi più all’avanguardia, compia errori simili?

Eugenio Palazzini



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