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Roma, 11 lug – Il primo luglio è stato un giorno importante per la Tanzania, perchè in tale data la Banca Mondiale ha certificato che la repubblica dell’Africa sudorientale è diventata ufficialmente una nazione a medio reddito. Ciò che rende l’annuncio importante è il fatto che il traguardo è stato raggiunto con ben cinque anni di anticipo sulla tabella di marcia rispetto all’obiettivo del 2025 che si era posto il governo di Dodoma.

Tanzania a medio reddito

La Banca Mondiale stabilisce che una nazione è a medio reddito quando il suo reddito nazionale lordo pro capite – misura che definisce il reddito guadagnato in un Paese, più i redditi ricevuti dall’estero divisi per il totale popolazione – oscilla tra i 1006 e i 3955 dollari. La Tanzania rientra ormai appieno entro questi parametri, visto che nel 2019 il suo reddito nazionale lordo pro capite era di 1080 dollari, in continua e costante crescita rispetto ai 1020 dell’anno precedente.

Investimenti, infrastrutture e sviluppo

Tutto questo è stato possibile grazie alla forte crescita economica avuta negli ultimi anni: la Tanzania ha puntato molto sull’agricoltura, sul turismo, sulle infrastrutture e sul manifatturiero e, anche se quest’anno la crisi causata dalla pandemia di coronavirus ha ridotto la crescita attesa per il 2020, nel medio periodo le prospettive di sviluppo sono più che lusinghiere.

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L’essere una nazione a medio reddito non è un dato ad esclusiva valenza statistica ma offre anche dei vantaggi economici non indifferenti, visto che rende più facile attrarre investimenti, oltre a garantire un miglior accesso ai mercati e ai finanziamenti internazionali. Al momento nell’Africa subsahariana sono solo sei i Paesi che hanno raggiunto questo status: Angola, Botswana, Sudafrica, Gabon, Mauritius e Guinea Equatoriale. Un ristretto club del quale fa adesso è entrata a far parte anche la Tanzania.

Giuseppe De Santis

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