Roma, 15 mag – Vietato abortire, anche nel caso di stupro e incesto: è questo il disegno di legge appena approvato dal Senato dell’Alabama. Nel caso entrasse in vigore, sarà la normativa più restrittiva sull’interruzione volontaria di gravidanza nel territorio degli Stati Uniti. Il disegno, approvato dai repubblicani (non poteva essere altrimenti), è in attesa della firma della governatrice Kay Ivey, che appartiene allo stesso schieramento politico. Certo è che se la normativa dovesse essere approvata, un tribunale la sospenderebbe dopo poco tempo, consentendo così ai repubblicani di portare il caso alla Corte Suprema e cercare di modificare le leggi federali sull’aborto.

Pene durissime

La nuova legge stabilisce che una donna abbia facoltà di abortire solo “nel caso in cui la gravidanza metta a repentaglio la sua vita”. Sono previste pene fino a 10 anni di carcere per i medici che tenteranno di praticare un’interruzione di gravidanza, e fino a 99 se riusciranno a portarne una a termine. A favore del disegno hanno votato 25 senatori su 31. Liquidato su due piedi dal Senato l’emendamento che prevedeva la possibilità di aborto in caso di stupro o di incesto.

Obbiettivo: Corte Suprema

I gruppi pro-choice non hanno perso tempo e si sono mobilitati in una serie di proteste in tutta la nazione, annunciando che contesteranno la costituzionalità della normativa presso un tribunale. Gli abortisti sono sicuri che i tribunali di ordine minore annulleranno il decreto, ma proprio a questo puntano i conservatori dell’ala più destrorsa: arrivare alla Corte Suprema per ridiscutere la Roe vs Wade, ovverosia la sentenza del 1973 che legalizzò l’aborto in tutti gli Stati Uniti. Il momento sarebbe particolarmente propizio perché dei 9 giudici che siedono alla Corte, 5 sono conservatori. 
Dall’inizio del 2018 16 stati su 50 hanno approvato nuove regolamentazioni per rendere più difficile l’accesso all’interruzione di gravidanza.  L’ultimo caso in ordine cronologico è quello della Georgia – a cui ha fatto seguito lo “sciopero del sesso” indetto dall’attivista #MeToo Alyssa Milano – che vieta l’aborto dopo sei settimane dal concepimento, quando cioè è possibile rilevare il battito cardiaco del feto. Quello che viene contestato ai promotori della normativa è che spesso, dopo 6 settimane, una donna non sa ancora di essere incinta.

Cristina Gauri

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