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Roma, 1 ott – Il ministro degli Esteri Angelino Alfano ha annunciato oggi che l’ambasciatore della Repubblica Popolare Democratica, vale a dire la Corea del Nord, dovrà lasciare Roma. In risposta ai ripetuti test nucleari avvenuti negli ultimi mesi, il titolare della Farnesina ha preso una “decisione forte” e ha chiesto alla Comunità Internazionale di mantenere alta pressione su Pyongyang.

Una decisione che ha una ridotta utilità politica visto che storicamente i regimi sottoposti a embarghi, blocchi navali o all’isolamento diplomatico, non tendono a diventare più mansueti e disposti al dialogo, ma a vedere il restringimento delle opzioni come un implicito suggerimento che la situazione possa essere risolta solo con la forza e che la comunità internazionale non sia davvero disposta alla trattativa.

corea del nord ambasciata romaCuriosamente va ricordato che un paio di anni fa una indagine Onu indicò Roma come una delle due maggiori basi spionistiche in Europa del regime coreano ed individuò una estesa rete di agenti costruita tramite un complesso intreccio di identità protette da immunità diplomatiche, semplici studenti e aziende indirettamente controllate dalla Corea del Nord. L’indagine coinvolse in modo marginale anche gli uffici della nostra Farnesina che, pare, avrebbero rilasciato alcuni documenti con troppa leggerezza. Una indagine della quale nulla d’altro è diventato pubblico, se non che i servizi occidentali, avevano raddoppiato la sorveglianza sul personale diplomatico coreano che transitava attorno alla sede di viale dell’Esperanto.

L’Italia oggi, che momentaneamente presiede il comitato sanzioni del consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sembra aver deciso di farsi interprete della linea dura contro il regime di Kim Jong Un. Una scelta potenzialmente rischiosa: vedremo se il famigerato genio strategico di Angelino Alfano sarà in grado di giocare la partita che ha scelto di giocare o ci farà trovare dal lato sbagliato della discussione nell’immediato futuro.

Guido Taietti

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