Roma, 20 giu – Si torna a parlare di Kaliningrad, già prussiana Königsberg, exclave russa incastonata tra Polonia e Lituania. E non è una buona notizia, perché il dibattito al riguardo non sta avvenendo per mero vezzo geografico e per interesse turistico. La città affacciata sul Mar Baltico, capoluogo dell’omonima oblast’, è di nuovo al centro dell’attenzione mediatica perché da sabato la confinante Lituania ha bloccato le merci che via treno giungono dalla Russia.

Kaliningrad, cosa succede tra Russia e Lituania

La Russia ha soltanto due opzioni per per far arrivare materiali a Kaliningrad: transitando per l’ostile Lettonia e poi per la Lituania, oppure – più agevolmente – attraversando il varco di Suwalki, che è sia confine tra le europee Lituania e Polonia che corridoio collegante la capitale bielorussa Minsk all’exclave russa. Il problema è che in ogni caso le merci russe devono passare prima dalla Lituania. Il divieto di transito ha quindi mandato su tutte le furie il Cremlino, con il portavoce Dmitri Peskov che lo ha definito “senza precedenti“. Perché “viola ogni regola possibile. Capiamo che deriva dalla decisione dell’Unione Europea di estendere le sanzioni al transito delle merci”. Ma “crediamo anche che sia illegale”, ha detto Peskov, citato dall’agenzia Tass.

Secca la replica del governo di Vilnius: “La Lituania non sta facendo nulla di strano a Kaliningrad, e non è la prima volta che dalla Russia arrivano queste accuse. Semplicemente dal 17 di giugno sono entrare in vigore le sanzioni e noi le stiamo applicando seguendo le linee guida della Commissione”, ha dichiarato il ministro degli Esteri lituano Gabrielius Landsbergis a margine del consiglio Affari Esteri in Lussemburgo. “Non tutti i beni sono colpiti dalle sanzioni, circa il 50% è sulla nostra lista di transito”, ha poi precisato il ministro.

Chi soffia sul fuoco

Inutile dire però che qualcuno sta cogliendo l’occasione per gettare benzina sul fuoco, da una parte e dall’altra, tra media occidentali che evocano venti di guerra e parlamentari russi più realisti del re. Per il senatore Andrej Klimov, ad esempio, quella lituana è “un’aggressione diretta“, da parte di un Paese membro della Nato, a cui Mosca dovrà dare una risposta urgente “Se la Ue non interverrà”, ha detto Klimov, la Russia dovrà ritenere di avere “le mani libere” per risolvere il problema “con ogni mezzo”. Parole infuocate che fanno eco in un certo qual modo a quelle pronunciate ad aprile dal ministro della Difesa lituano, Arvydas Anusauskas, secondo cui c’è un grosso problema nel Baltico perché la Russia ha sempre tenuto armi nucleari nei territori di confine. Dove esattamente? A Kaliningrad, ovviamente.

Eugenio Palazzini

La tua mail per essere sempre aggiornato

Commenta