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Roma, 31 ago – Un fantasma in carne ossa è ricomparso in Afghanistan. Aspettava questo momento da venti lunghi anni, tanti quanti la permanenza delle truppe americane nella “tomba degli imperi”. Così ha saputo aspettare, per apparire di nuovo non appena l’ultimo soldato Usa ha lasciato il suolo afgano. Lo “spettro” di cui vi stiamo parlando si chiama Amin ul-Haq, nome che ai più dirà poco o nulla. Per chi invece ha osservato la parabola del terrorismo di Al Qaeda rammenterà l’ex capo della sicurezza di Osama Bin Laden nel rifugio di Tora Bora. Eppure è forse insufficiente definirlo, come verrebbe spontaneo fare, il braccio destro del re del terrore.



Chi è Amin ul-Haq

Perché Amin ul-Haq non era soltanto un esponente di spicco della tristemente famosa organizzazione jihadista nonché collaboratore fidato di Bin Laden. Da Tora Bora Amin ul-Haq fuggì insieme a Bin Laden per poi essere arrestato a Lahore, in Pakistan, nel 2008. In carcere rimase però appena tre anni, dopodiché venne rilasciato in quanto le autorità pakistane ufficialmente non riuscirono a dimostrare i suoi reali legami con Al Qaeda. Peccato che Amin ul-Haq fosse uno dei principali fornitori di armi del gruppo terroristico che gli Stati Uniti dichiarano ora di aver pressoché estirpato dalle montagne centro asiatiche.

Un leader del terrore

Mai abbaglio fu più accecante se consideriamo che Amin ul-Haq adesso è rientrato in pompa magna nella sua provincia di origine di Nangarhar, al confine con il Pakistan. In pompa magna perché in un video che nelle ultime ore sta circolando bellamente sui social e che la Bbc ha ripreso, si vede il terrorista in questione comparire a bordo di un suv tra festanti abitanti della zona intenti a baciargli la mano e a farsi fotografare con lui. L’auto con a bordo Amin ul-Haq è poi seguita da un corteo di veicoli che trasportano combattenti armati di tutto punto, alcuni dei quali sventolano le bandiere dei talebani. Difficile dire se in questi casi si tratti di soggezione, sudditanza o reale ammirazione. Sta di fatto che in Afghanistan uno dei leader di Al Qaeda non solo circola indisturbato, ma viene ora celebrato quasi come fosse un salvatore della patria.

Eugenio Palazzini

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