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BIRCH RUN, MI - AUGUST 11: Republican presidential candidate Donald Trump speaks at a press conference before delivering the keynote address at the Genesee and Saginaw Republican Party Lincoln Day Event August 11, 2015 in Birch Run, Michigan. This is Trump's first campaign event since his Republican debate last week. (Photo by Bill Pugliano/Getty Images)



Roma, 2 ago – Ci sono pochi motivi per avere in simpatia Donald Trump e sono tutti quelli per cui il magnate americano devia dal percorso tracciato dall’establishment (insomma, il Trump che “fa il matto”). Ci sono molti motivi, invece, per averlo in antipatia, e sono tutti quelli per cui il candidato repubblicano si comporta come ci si aspetta da un candidato repubblicano (insomma, il Trump che “fa il bravo”). Sia come sia, anche queste elezioni americane sono un buon test per misurare il grado di tradimento delle nostre élite.

Il caso Brexit e l’avanzata dei “populisti” demonizzati in mezza Europa non sono bastati a spingere la casta intellettuale fuori dai salotti a sentire un po’ che aria tira nel mondo. L’umiltà continua a essere merce sconosciuta nel mondo culturale e giornalistico schierato a sinistra, che anzi ha ormai raggiunto un disprezzo parossistico per le classi popolari. E così dobbiamo sorbirci analisi deliranti, come quella di Richard Zimler prontamente ripresa da L’Espresso, secondo cui i successi di Trump sono figli di una società instupidita. “Donald Trump è il candidato ideale per un pubblico 
di elettori che interpretano 
il mondo come se fosse 
un fumetto. L’istupidimento dell’America non si fermerà tanto presto: è troppo redditizio. Ciò significa che, anche se Trump perde questa volta, possiamo star certi che nel prossimo futuro avremo più Capitan America in corsa per la Casa Bianca, che prometteranno di schiacciare 
il Dottor Doom e l’Islam, le critiche femministe e quelle 
di chiunque altro che non sarà d’accordo con loro”. Come se fosse stato Trump a inventare un modello politico retorico, semplificato, mediatico, banale come quello americano. Non sappiamo quanto Zimler abbia confidenza con le cose italiane, ma qualcuno dovrebbe ricordargli che queste sono esattamente le pseudo-analisi prodotte per vent’anni dalla sinistra nostrana contro Berlusconi: “Ha vinto per colpa del Drive In”, dicevano. E intanto perdevano contatto con la realtà.

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Sempre su L’Espresso, Bernard Guetta parla apertamente di Trump come del “fascismo del XXI secolo”, ovvero “quel mix di nazionalismo, di desiderio di poteri forti, di difesa dei più deboli col quale fece il suo esordio il fascismo italiano. Per il fascismo, alimentato dal terrore islamista, in Occidente si prospetta un roseo futuro”. Caspita, che lungimiranza. Questa brillante interpretazione (Trump come nuovo fascista) è stata riproposta anche dal filosofo della storia, giornalista e scrittore Webster Griffin Tarpley, che ha lanciato un allarme da anni ’30: “Attenti, è un fascista e un pericolo reale per gli States e per il mondo intero. Non è un buffone ma l’uomo delle banche. Sbaglia di grosso che lo sottovaluta”. Quindi il popolo che voterà per il magnate americano è sia stupido che fascista. Loro, invece, sono democratici. Non si era forse capito?

Adriano Scianca

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1 commento

  1. …mentre Madama Clinton è la verginella tutta pace e amore,lei coi poteri forti e le porcherie che stanno succedendo in mezzo mondo non c’entra niente. Basta guardare chi e come sovvenziona la sua campagna elettorale ed il macello Siria Libia Ucraina, per capire che la Clinton sarebbe un colpo ferale a ciò che resta dell’Europa (intesa come continente non come pateracchio mondialista).

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