Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 12 ott – Il confine tra logiche di mercato e sensibilizzazione politica connessa a rivendicazioni sociali o diritti civili è ben labile. Sottile come uno strato di crema in un biscotto. E capita così che la Oreo, per l’appunto quella dei biscotti, decida di rilasciare una edizione limitata dei suoi celebri dolcetti per celebrare, in un intero mese – rinominato iconicamente LGBTQ+ History Month e che va dal primo al trentuno ottobre – l’orgoglio dei movimenti gay e delle loro richieste sociali.

In questa edizione limitata, il biscotto, usualmente bianco e nero, si renderà multi-colore, proprio come un arcobaleno. La bandiera del movimento Lgbt, in poche parole. Ovviamente non poteva mancare un riferimento ai social network, visto che la campagna si svolgerà unicamente sui canali social di Oreo. In totale, l’edizione si compone di 10.000 pezzi, secondo una tradizione che la stessa Oreo ha inaugurato dal 2010: non sono biscotti in commercio, quindi non sono acquistabili ma possono essere solo vinti partecipando al concorso organizzato dal marchio di Mondelez e da PFlag.

In cosa consiste il concorso? Semplice: ciascun partecipante, in un evidente esercizio di auto-profiling, dovrà postare una sua foto sui social al fine di dimostrare cosa significa essere un alleato; espressione, quest’ultima, che il politicamente corretto utilizza in genere per quello stato contrizione e di «pentimento» per essere stati dei prevaricatori, omofobi, brutti, sporchi e cattivi, da scontare con il totale asservimento alla causa di cui ci si impegna ad essere alfieri.
Naturalmente è richiesto seguire il profilo Oreo su Instagram e ogni singola foto dovrà recare il tag #ProudParent e #Giveaway: in particolare questo ultimo, è un noto hashtag utilizzato nelle campagne pubblicitarie miranti alla fidelizzazione della utenza. D’altronde una campagna pubblicitaria, per quanto la si possa e voglia coprire con una dolce patina di politicamente corretto, resta pur sempre uno strumento di marketing.

Ovviamente suonerebbe brutto ammettere che in fondo, postare una foto con tanto di hashtag, seguire un determinato profilo, dichiararsi alleati sono attività che ci profilano e ci espongono alla attività commerciale di un dato marchio. Per questo la campagna cerca di imbellettarsi e ambisce, parole degli organizzatori, a “raggiungere quante più famiglie possibili, in un anno in cui la maggior parte delle manifestazioni più accreditate non si sono potute tenere per ragioni di sicurezza”.

Cristina Gauri

2 Commenti

  1. L’unica possibile arma contro tutte quelle aziende(ma anche artisti,scrittori,musicisti,etc),piegati ai diktat del politicamente corretto,è solo il boicottaggio attivo(pratica tra l’altro molto utilizzata dai progressisti verso coloro ritenuti omofobi,rassisti,fascisti)dei loro prodotti.Il rendere poco allettante commercialmente l’utilizzo di certi messaggi,potrebbe portare a dissuadere tanti marchi(e personaggi)dall’idea di riproporli.
    Il problema è che la maggioranza “silenziosa”degli occidentali,seppur distante da certi slogan ultraliberal,difficilmente eviterà l’acquisto di determinati prodotti solo per i messaggi da essi veicolati,preferendo limitarsi ad ignorarli.
    Nel mio piccolo l'”Oreo” si aggiungerà ai prodotti che eviterò di acquistare da adesso in poi…

  2. Non mangiavo quelle schifezze prima …. non li mangerò adesso !

    Per inchinarci ai NEGRACCI BLMinchia …. dovremo far diventare la FARINA BIANCA … NERA o Arcobaleno ????

    Mi farò la farina a casa … come facevano i miei nonni ….. e SI FOTTANO I NEGRI .

    Se per Natale il pretaccio si avvicinerà a casa mia …. gli spiegherò POCO GENTILMENTE cosa
    penso di Papa-Badoglio gesuita-globalista …. e MASSONE !!! I TUOI fratelli NON SONO i MIEI !!!

Commenta