Roma, 24 giu – Ennesima sparatoria negli Usa. Il rapper afroamericano Lil Tjay è stato centrato da colpi di arma da fuoco durante una passeggiata per lo shopping a Edgewater, poco dopo la mezzanotte di ieri. L’ufficio del procuratore della contea di Bergen ha definito l’episodio come un tentativo di rapina contro il rapper e due suoi amici.

I pubblici ministeri hanno disposto già l’arresto di Mohamed Konate, 27 anni, di New York City. L’accusa per il giovane è di tentato omicidio, rapina a mano armata e reati relativi al possesso di armi. L’accusa all’uomo è quella di aver sparato Tione Merritt, questo il vero nome di Lil Tjay, così come al ventiquattrenne Jeffrey Valdez e ad Antoine Boyd, di 22. Questi ultimi, entrambi del Bronx newyorkese.

Tjay è stato colpito più volte nell’attacco

In precedenza le autorità avevano affermato che una vittima era stata portata in ospedale in condizioni critiche. L’altra vittima è stata invece ricoverata in ospedale con ferite non mortali ed è ora in “buone” condizioni. L’annuncio successivo non aveva però delineato se Lil Tjay fosse il soggetto descritto come quello dalle ferite più gravi.

Ieri mattina TMZ ha riferito che Tjay, ha subito un intervento chirurgico d’urgenza, citando fonti delle forze dell’ordine. Dopo le ore 7 di mercoledì, la polizia di Edgewater e l’ufficio del procuratore della contea di Bergen erano al centro commerciale per ispezionare una Dodge Durango. L’automobile mostrava i chiari segni di uno scontro a fuoco. Un foro di proiettile era evidente nel finestrino del conducente, mentre all’interno della stessa vi era un asciugamano macchiato di sangue.

Sette milioni di follower

Lil Tjay ha 7 milioni di follower su Instagram e ha pubblicato due album in studio tramite la Columbia Records, ognuno dei quali è entrato nella top 5 della Billboard 200. La sua canzone del 2021, “Calling My Name”, ha debuttato al numero tre della classifica Billboard Hot 100.Martedì sera, Tjay ha pubblicato una storia su Instagram che diceva “Solo perché sei stato con una persona non ti dà diritto ai frutti del lavoro di quella persona. L’invidia è ai massimi livelli”. Verrebbe quindi da pensare all’ennesima guerra per soldi e carriera tra rapper afroamericani.

Il problema delle armi

Tra l’altro, la notizia arriva nelle stesse ore del pronunciamento della corte di giustizia americana sulla libera vendita di armi da fuoco. Giusto o no che sia, sta di fatto che una grossissima fetta del popolo statunitense è cresciuta a panini e cowboy. Spesso lontana dall’istruzione ma vicina alle armerie, detenendo in casa arsenali pronti all’uso.

Da una parte vi è l’annoso problema delle agguerrite gang afroamericane. Dall’altra, molto spesso, bianchi solitari alla Clint Eastwood che ricorrono alle armi per difendere sé stessi e le loro proprietà. Una situazione ormai incontrovertibile che ci auguriamo non arrivi ad estremizzarsi anche in Europa.

Andrea Bonazza

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1 commento

  1. In Italia le gang afro e sudamericane ci sono già, poi ci sono i rapinatori dell’est Europa, autori di delitti efferatissimi, come l’assalto alle case e la tortura fino alla morte di anziani per farsi consegnare i soldi, lasciati morire per soffocamento legati e imbavagliati. Per quanto riguarda le gang afro e sudamericane molto attive nello spaccio e nel traffico di droga, così come protagoniste di violenze inaudite anche in pieno giorno, per ora usano machete, coltelli e cesoie, che sono sufficienti a taglieggiare un popolo in cui l’uso delle armi per difesa è considerato un crimine a prescindere. Non è tuttavia desiderabile una situazione come quella americana che ha le sue complessità che comunque vanno oltre il possesso legale di armi, ma riportare il fenomeno Stati Uniti-armi, per condizionare e nella sostanza demonizzare, il possesso e l’uso per difesa personale delle armi, in Italia, praticamente già ormai impossibile da esercitare, è, a mia opinione, forviante.
    Al di là della situazione di degrado e violenza diffusa che ogni giorno i cittadini italiani onesti, armati e soprattutto disarmati sono costretti a vedere e a fronteggiare.
    Occorre poi per completezza, sull’onda della semplificazione del fenomeno dell “sparatorie” made in US fare qualche raffronto, per esempio nella vicinissima Svizzera i cittadini soldato (in Svizzera sono coscritti) sono possessori dell’arma individuale che detengono normalmente anche a casa e con cui spesso viaggiano anche negli spostamenti in treno o su altri mezzi, poi l’acquisto di armi è libero e così il trasporto, eppure la criminalità violenta praticamente inesistente o comunque non paragonabile all’Italia o agli Stati Uniti, ecco quindi che l’equazione diffusione di armi legali e omicidi per sparatorie cade miseramente sotto i colpi della matematica comparata e statistica. Un ragionamento semplice ma che in Italia l’informazione non riesce chissà come mai, a individuare.

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