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Parigi, 13 dic – Ancora un sabato di violenze, feriti e arresti in Francia. Teatro degli scontri la capitale Parigi, dove si è tenuta una nuova protesta contro il disegno di legge sulla sicurezza che punta ad introdurre il divieto di filmare e fotografare gli agenti di polizia in servizio. L’ondata di contestazioni seguita all’annuncio di questo provvedimento, ritenuto un escamotage per nascondere le violenze della polizia contro i manifestanti anti-governativi, ha costretto il presidente francese Macron ad un passo indietro annunciando la riscrittura della legge. Parole che però non sembrano aver convinto molto e così ieri le mobilitazioni di piazza sono proseguite.



Gli incidenti più gravi sono cominciati quando la polizia in tenuta antisommossa ha cercato di disperdere i manifestanti, nonostante il raduno fosse autorizzato dalla Prefettura. Oltre 140 persone sono state arrestate e circolano in rete molti video sulle brutalità commesse dagli agenti.

In Francia pugno di ferro contro i Gilet Gialli

La polizia francese non è nuova ad utilizzare il pugno di ferro per reprimere proteste sgradite all’Eliseo. Durante le mobilitazioni dei ‘Gilet Gialli’, movimento nato per contestare le politiche del governo Macron, si sono contati a centinaia i feriti gravi. Chi ha perso un occhio e chi una mano a causa dell’utilizzo massiccio di flash-ball e lacrimogeni ad altezza uomo da parte dei reparti anti-sommossa.

La doppia morale progressista

Tutto ciò nella più totale indifferenza da parte dei media mainstream e delle Ong progressiste su quel che accade in Francia. Curiosa questa indifferenza, se teniamo conto dell’approccio totalmente opposto degli stessi media e Ong riguardo altre proteste di piazza.

Prendiamo ad esempio il caso della Bielorussia. Macron è stato uno dei leader europei ad appoggiare in modo più netto le proteste dell’opposizione bielorussa, offrendosi quale mediatore tra le parti e ricevendo la tagliente risposta di Lukashenko nella quale lui stesso si offriva come mediatore tra il presidente francese e i Gilet Gialli. Per il presidente del Consiglio europeo Charles Michel “le violenze contro i manifestanti sono inaccettabili e non possono essere consentite”. Solo in Bielorussia però: se a reprimere il dissenso è invece un governo allineato ai diktat globalisti allora tutto è permesso.

Lorenzo Berti



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